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domenica 30 settembre 2012

MARIO CONTRO I CIMBRI E I TEUTONI - versione latina


Quando fu condotta la guerra in Numidia contro Iugurta, i consoli romani Marco Manlio e Quinto Caepio vennero sconfitti con un terribile massacro vicino al fiume Rodano dai Cimbri, Teutoni, Tugurni e dagl’Ambri, che erano popolazioni germaniche e galliche; persero inoltre i loro accampamenti e gran parte dell’esercito. La paura di Roma era grande, appena quanto nelle guerre puniche al tempo di Annibale, perché i Galli avevano invaso Roma per la seconda volta. Perciò Mario venne eletto console per la seconda volta dopo la vittoria a Iugurta e gli fu assegnata la guerra contro i Cimbri e i Teutoni. Gli fu permesso di godere del consolato anche per la terza e quarta volta, perché la guerra dei Cimbri si protraeva. Ma durante il quarto consolato ebbe come collega Quinto Lutarzio Catone. Allora si scontrò con i Cimbri e in due combattimenti uccise trecentomila tra i nemici, ne catturò ottantamila il loro comandante Teutobalo, a causa di questo merito venne eletto console per la quinta volta anche se era lontano.

IL VITELLO E IL BUE - versione latina


IL VITELLO E IL BUE

Un vitello bello, e dalla testa perfetta, mentre saltellava per il prato, vide un bue che fendeva continuamente i campi con l’aratro. “Non ti vergogni – disse – di portare dei lacci attorno al tuo vecchio collo e non ti rammarichi, posti i gioghi, di non conoscere cos’è il tempo libero? Per me solo, il correre nelle distese d’erba è accessibile per ciascuno ed è diritto andare nei boschi erbosi”. Ma il bue, non essendo stato mosso all’ira dalle parole del giovane vitello, sebbene stanco lavorava la dura terra con il vomero, in attesa che, deposto l’aratro, gli fosse consentito di riposare lietamente sul letto erboso e per i prati. Poco dopo rivolse l’attenzione all’agnello, legato e portato verso gli altari sacri, vicino con ira al coltello del vittima rio. “La stessa bontà del signore – disse – che fa di te privo del giogo, è quella che ti dà la morte”.
La favola ci insegna questo: giova agli uomini più sopportare la fatica che trovare una morte amara, pur avendo goduto di tranquillità.

sabato 29 settembre 2012

RECORDING SCRIPT - secondo ascolto


RECORDING SCRIPT

Ho avuto questo colloquio di lavoro, al ventisettesimo piano di un grande edificio di uffici. È stato dopo le sei e molte persone erano già andate via. Sono entrato nell'ascensore e ho premuto il bottone. Per prima cosa ho notato che ha dato una specie di scossa, ma ha iniziato a scendere. Poi ci fu un terribile suono di metallo che si scontra e ha tremato per fermarsi. Ero bloccato tra il dodicesimo e tredicesimo piano! Per cominciare, ero deciso a non farmi prendere dal panico. C’era un pulsante dell’emergenza, che ho premuto per anni. Poi, ho visto un telefono, ma quando ho alzato la cornetta, la linea era morta. A questo punto la mia determinazione andò completamente a pezzi. Ho sgridato e strillato, ho picchiato alle porte, ma nessuno venne in aiuto. Alla fine, sono sprofondato sul pavimento e ho pianto come un bambino. In conclusione, ci vollero ben quattro ore prima che il portiere notturno realizzò quanto era successo e chiamò i pompieri. Non sono mai più andato in ascensore.

giovedì 27 settembre 2012

INFERNO - CANTO II - parafrasi


CANTO II – PARAFRASI

Il giorno stava terminando, e l’imbrunire
toglieva gli esseri viventi della terra
dalle loro fatiche; e solo io

mi preparavo a sostenere la faticosa guerra
mossa sia dal cammino che dalla compassione
che valorizzerà la mente che non si perde.

O muse, o mio alto ingegno, aiutatemi;
o mente che scrissi ciò che vidi,
qui si metterà alla prova la tua eccellenza.

Cominciai: «Poeta che mi guidi,
giudica se il mio valore è all’altezza,
prima che io mi affidi a questo arduo cammino.

Tu racconti che Enea,
ancora in vita, andò nell’eterno
aldilà, e lo fece con il corpo.

Perciò, se colui che si oppone ad ogni male (Dio)
fu generoso con lui, pensando alla grande conseguenza
che da lui sarebbe derivata (impero romano), sia nella sua essenza che qualità,

non sembra esserne indegno a qualsiasi uomo saggio;
poiché egli fu scelto dall’empireo,
come padre della gloriosa Roma:

la quale e il suo impero, in verità,
fu destinata dall’eternità ad essere
la sede del successore di san Pietro.

In questo viaggio, cui gli dai onore (nel tuo poema),
gli furono dette cose che lo incoraggiarono
alla vittoria, da cui conseguì l’autorità papale.

Vi andò poi san Paolo,
per incoraggiare quella fede
che è il principio della via per la salvezza.

Ma perché devo venirci io? chi me lo concede?
io non sono Enea, né Paolo;
né io né nessun altro può credere che ne sia degno.

Perciò, se mi abbandono a questa impresa,
temo che sia una scelta spavalda.
Sii saggio: comprendimi meglio di quanto sappia esprimere».


E come colui che non vuole più ciò che desiderava,
e cambia il suo proposito per nuovi pensieri,
così che si distoglie da ciò che aveva incominciato,

così feci io in quell’oscuro fianco del colle,
perché continuando a pensare abbandonai la mia impresa,
che fu nell’iniziarla così tanto ardua.

«Si, ti ho capito bene»,
rispose magnanima l’ombra,
«La tua anima è impura per la viltà;

la quale ingombra il percorso dell’uomo
cosicché gli fa abbandonare un’impresa onorevole,
come il credere di vedere una bestia quando si fa scuro.

Affinché tu ti liberi da questo timore,
ti dirò perché sono venuto e quello che ho ascoltato
nel primo momento in cui ho provato dolore per te.

Ero tra coloro che sono sospesi (nel Limbo),
poi mi chiamò una donna così beata e bella,
che io le chiesi di comandarmi ciò che desiderava.

I suoi occhi splendevano più di una stella;
e mi cominciò a dire in modo soave e lieve,
con una voce angelica:

“O cortese anima mantovana,
la cui fama dura ancora nel mondo,
e durerà quanto vivrà il mondo,

il mio amico, non uno del momento,
è ostacolato nella spiaggia deserta
nel suo cammino, che percorse a ritroso per la paura;

e temo che si sia già smarrito,
che mi sia mossa a soccorso troppo tardi,
stando a quello che ho sentito dire in cielo di lui.

Ora incamminati, con la tua parola forbita
E con ciò che è necessario alla sua salvezza,
aiutalo cosicché io possa esserne consolata.

Io sono Beatrice, colei che ti chiede di andare;
provengo dal luogo dove desidero ritornare;
ciò che mi mosse e che mi fa parlare è l’amore.

Quando sarò dinanzi al mio Signore,
ti loderò spesso davanti a Lui”.
Poi si zittì e cominciai a parlare io:

“O donna virtuosa, la sola per cui
La specie umana trascende ogni cosa
Contenuta nella sfera minore dei cieli,

il tuo incarico mi rallegra cosi tanto
che, se già mi fossi mosso ad ubbidire, mi parrebbe tardi;
d’altro non hai bisogno che di esprimermi il tuo desiderio.

Ma dimmi la ragione per cui non hai esitato
A scendere quaggiù nel centro della terra
Dal luogo eterno dove brami di ritornare”.

“Poiché tu vuoi conoscere così a fondo i miei pensieri,
ti dirò brevemente”, mi rispose,
“perché io non temo di entrare qua dentro.

Si devono temere solo le cose
Che hanno la potenza di fare del male all’uomo;
delle altre no, perché non sono da temere.

Io sono fatta da Dio, per grazia sua, tale,
che la vostra miseria non mi contagia,
né la fiamma di questo incendio non mi brucia.

Nel cielo c’è una donna gentile che si duole
Di questo ostacolo che io ti mando a rimuovere,
a tal punto da infrangere la dura legge di lassù.

Questa chiede presso di sé Lucia
E disse: - ora il tuo fedele ha bisogno
Di te, e io te lo affido -.

Lucia, nemica di ogni male,
si mosse e venne da me,
mentre sedevo con l’anziana Rachele.

Disse: - Beatrice, tu che sei vera lode di Dio,
perché non soccorri colui che ti amò tanto
e che uscì dalla retta via per te?

Non ascolti il dolore del suo pianto,
non vedi la morte con cui combatte
sull’orlo della tempesta delle passioni della quale il mare non può vantarsene?-.

Al mondo non ci furono mai persone così veloci
A fare il proprio vantaggio e a sfuggire dal danno,
come lo fui io, dopo così tante parole dette,

a venire quaggiù dalla mia sede beata,
confidando nel tuo parlare onesto
che onora te e coloro che lo hanno ascoltato”.

Dette queste parola,
mi rivolse degli occhi lucenti di lacrime,
e questo mi spinse ad affrettarmi ancora di più.

E giunsi da te proprio come volle lei:
ti salvai dal cospetto di quella bestia
che ti ostacolò dal commino verso il monte.

Dunque: che succede? Perché, perché stai fermo?
Perché allevi nel cuore tanta viltà,
perché non hai coraggio e franchezza,

dopo che tre donne sante
si prendono cura di te dalla corte del paradiso,
e le mie parole ti promettono cose belle? »

Come i fiorellini piegati e chiusi
Dal gelo della notte, dopo il sorgere del sole,
si drizzano tutti aperti nel loro stelo,

così mi drizzai io dalla mia situazione senza speranza,
e mi accorse nel cuore la voglia di opere buone,
che proruppi come una persona risoluta:

«Oh com’è piena di pietà colei che mi soccorse!
E anche tu che ubbidisti subito
Alle parole di verità che ti disse”

Con il tuo desiderio hai reso il mio cuore
Così desideroso di venire,
che sono tornato al mio primo proposito.

Ora vai, che ci accumuna un unico desiderio:
tu mia guida, tu mio signore, tu mio maestro».
Gli dissi così; e dopo che si mosse,

entrai nel cammino profondo e selvaggio.

THE HAPPY PRINCE - compito


Scrivi un testo breve in cui devi spiegare il significato della frase estrapolata da “The Happy Prince”
E porta esempi dal testo.

“There is not Mystery as great as the Misery.”

Wilde with this phrase wants to tell us how huge is the human’s heart, because even the bad things of the life can be the beginning of a marvellous feeling, an astonishing thing. The most evident example is the story itself: even if at the end the Swallow dies and the Happy Prince is melted in the furnace, they will live forever in God’s Heaven. So the writer tells us that the suffering, the misery aren’t the end of the life, the end of the hope. Even better the evil can be transformed in good if you are sure that the happiness isn’t the absence of dolour and suffer.
Also the Swallow knows and joins this concept when he decides to stay with the Happy Prince even if he knows that this means die, but he does that because he loves the Prince. This means that if he had gone to Egypt, he wouldn’t have been happy even if alive because the reason of his life is with the Happy Prince, the place where is his call was there.
This is why Wilde calls the Misery the most important Mystery. 

LISTENING DI INGLESE


TESTO DELLA REGISTRAZIONE

NUMERO 1

Uomo 1: Beh, ce l’ho da quando avevo sei anni, ed è cresciuto molto da quel momento. Quando l’ho portato via dal negozio di animali era proprio minuto. La gente mi diceva che ero pazzo a tenere un animale di quel genere in un piccolo appartamento, ma non ho mai avuto dei problemi seri.  I gatti sono un po’ problematici a volte, ovviamente. Cercano di entrare dalle finestre aperte, ma non l’ho mai visto sbranarne uno. Comunque lo mantengo ben nutrito. Guarda, tocca la sua pelle, è piacevole e liscia, non è vero?

Donna 1: Com’è convivere con un cucciolo come il tuo?
Donna 2: Oh, temo che non sia troppo bello. Ho provato seriamente ad essere una buona padrona, portandolo dal veterinario per le iniezioni e tutte le altre cose che ci sono da controllare regolarmente. Il fatto è che lui è uno di quelle specie di cani che sono sempre sulle prime pagine dei giornali per aver attaccato un bambino. Così anche se è buono come l’oro, devo trovare il tempo di portarlo a fare le passeggiate in campagna, solo per non incontrare persone.

Uomo 3: A noi sembra giusto portare i bambini agli zoo. Non ci interessa dove siamo in vacanza, ma sembra di finirci comunque dentro. Gli animali stanno davvero bene lì dentro, non sembra dare loro fastidio il fatto che loro siano lontani miglia dal loro habitat naturale. Io ipotizzo che negli zoo spendano la maggior parte del loro tempo ad allevare le specie in via d’estinzione, ma in qualche modo mi sento sempre a disagio e ho la tentazione di aprire le gabbie, anche se i bambini mi dicono che gli zoo fanno davvero un buon lavoro.

mercoledì 26 settembre 2012

INFERNO - CANTO I - parafrasi


CANTO I

Nel mezzo del cammino della nostra vita
mi ritrovai in un bosco cupo,
poiché avevo perduto la strada giusta.

Ahi com’è doloroso dire com’era
Quella selva così selvaggia, intricata e impraticabile
perché il pensiero rinnova la paura!

E’ poco meno amara che la morte;
ma per narrare del bene che io vi trovai,
dirò delle cose che io vidi là dentro.

Non so dire bene come ci entrai,
ero così sopraffatto dal sonno in quel momento
che ho perso la strada giusta.

Ma quando giunsi ai piedi di un colle,
là dove terminava quella valle
che mi aveva afflitto il cuore di paura,

guardai in alto e ne vidi le spalle
illuminate di già dai raggi del sole
che indica a chiunque qualsiasi via.

Allora mi calmai un po’ dalla paura,
che era rimasta nel profondo del cuore
per tutta quella notte che passai con tanta angoscia.

E come il naufrago che con respiro affannoso,
appena uscito dai flutti sulla spiaggia,
si volta verso l’acqua pericolosa e ingannevole,

così il mio animo, che fuggiva ancora,
si volse indietro a riguardare il percorso compiuto
che non aveva mai lasciato nessun uomo vivo.

Dopo che ebbi riposato un po’ il corpo stremato
ripresi il percorso verso la piana deserta,
così che il piede sicuro era sempre quello più basso.

Ma ecco quasi all’inizio della salita,
una lince leggera e rapida,
che era ricoperta di un manto maculato;

e non mi si toglieva da davanti,
anzi mi impediva tanto il cammino,
che stavo per ritornare indietro più volte.


Era passato molto tempo dalla mattina,
e il sole sorgeva con quelle stelle
che erano presenti quando l’amore divino

mise in moto per la prima volta i corpi celesti.
cosicché erano motivo per me di sperare bene
riguardo a quel felino dal manto screziato;

sia il mattino che la primavera;
ma non così forte che non ebbi paura
alla vista di un leone.

Sembrava che venisse verso di me
con la testa alta e una fame profonda,
tanto che l’aria sembrava tremare di paura.

Poi una lupa, la cui magrezza
sembrava carica di desiderio,
e aveva già fatto vivere molti popoli nel dolore,

e questa mi diede tanta pesantezza
con la paura che ebbi alla sua vista,
che persi la speranza di uscirne.

E come l’avaro,
quando giunge il tempo che gli fa perdere ciò che ha acquistato
piange e si rattrista;

così fu la mia reazione davanti alla bestia senza pace,
che, venendomi vicino a poco a poco,
mi ricacciava indietro dove era buio.

Mentre ritornavo in quell’oscuro luogo,
mi apparve davanti agli occhi
uno che, per aver taciuto per così tanti anni, sembrava afono.

Quando lo vidi nella piana,
gli gridai, «Abbi pietà di me»,
«chiunque tu sia, o illusione o uomo vero!».

Mi rispose: «Ora sono un’ombra, fui un uomo nel passato,
ed ebbi genitori lombardi,
entrambi di Mantova.

Nacqui sotto Cesare, sebbene fosse tardi,
e vissi a Roma sotto il buon Augusto
nel tempo degli dei falsi e bugiardi.

Fui poeta e cantai di quel giusto
figlio di Anchise che veniva da Troia,
dopo che la suprema città venne bruciata.

Ma tu, perché sei così angoscioso?
perché non sali il colle della felicità
che è il principio e la causa di tutta la gioia? ».

«Allora sei tu quel Virgilio le cui parole
la cui profondità sono come un fiume?»,
risposi io a testa bassa.

«O, onore e ispirazione di tutti gli altri poeti,
metti alla prova la passione e il grande amore
con cui ho letto il tuo libro.

Tu sei il mio maestro e colui che mi ha fatto crescere,
tu sei il solo da cui ho imparato
il modo di scrivere che mi ha fatto onore.

Vedi la bestia per cui mi ritirai;
proteggimi da lei, famoso saggio,
perché mi fa tremare le vene e i polsi ».

«Ti conviene percorrere un’altra strada»,
rispose, poiché mi vide piangere,
«se vuoi scampare da questo luogo selvaggio;

poiché questa bestia per la quale soffri,
non lascia passare vivo nessuno per la sua via
e lo impedisce uccidendolo;

e ha una natura così malvagia e cattiva,
che non soddisfa mai la sua bramosia
e dopo il pasto ha più fame che prima.

Molti sono gli uomini a cui questo vizio si unisce,
e saranno sempre di più finché non verrà il cane da caccia
che lo farà morire con dolore.

Questo non si ciberà né di dominio di terre né di possesso di denaro,
ma di sapienza, di amore e di virtù,
e la sua provenienza sarà da ogni luogo.

Egli sarà salvezza di quella misera Italia
per cui morirono di ferite
la vergine Camilla, Eurialo e Turno e Niso.

La caccerà da ogni città,
finché l’avrà rimandata all’inferno
da dove prima l’invidia del diavolo l’aveva spedita.

Quindi io penso e giudico che, per il tuo meglio,
tu mi debba seguire e che io ti sia da guida,
e ti porterò via da qui per un luogo eterno;

dove ascolterai le grida disperate,
vedrai gli antichi spiriti che soffrono,
che si lamentano gridando la morte della loro anima;

poi vedrai coloro che sono contenti
nel fuoco, perché sperano di giungere
quando, sarà opportuno, tra i beati.

Alle quali, se poi tu vorrai salire,
ci sarà un’anima più pura di me:
con lei ti lascerò quando me ne andrò;

poiché Dio che regna lassù,
visto che non aderii alla sua legge,
non vuole che venga nella sua città.

In ogni luogo è imperatore e qui regna;
qui c’è la sua città e il suo alto trono:
oh felice colui che viene scelto!».

E io a lui: «O poeta, io ti imploro,
per quel Dio che tu non conoscesti,
affinché io sfugga da questo male e da uno peggiore,

che tu mi conduca là dove mi hai raccontato,
affinché io possa vedere la porta di San Pietro
e coloro che tu descrivi così tristi».

Allora si incamminò, e io gli stetti dietro.

STORIA DELL'ARTE - introduzione


STORIA DELL’ARTE
INTRODUZIONE – IL PALEOLITICO

-          storia =  incontro tra fatti e discorsi dell’uomo nello spazio e nel tempo
-          arte = risposta dell’uomo alla propria esigenza spirituale
             » è un linguaggio perché fa intraprendere un percorso di conoscenza
             » questo percorso è sia che per l’artista che per lo spettatore
             » la risposta all’esigenza è attraverso il materiale con cui si dà forma ad un’idea
             » è il mezzo per cogliere il rapporto tra l’uomo antico e quello di oggi
             » etimologia: deriva dal latino ars, artis che significa “mestiere”
             » era considerato il mestiere, il lavoro e ciò che caratterizza l’uomo per eccellenza
             » è legata al concetto di bello, ma non è nata da un bisogno puramente estetico
             » il bello non è solo estetico ma può essere anche interessamento e stupore
-          lavoratore = colui che lavora con le proprie mani
-          artigiano = un lavoratore con buona padronanza tecnica
-          artista = un artigiano che non lavora per motivi pratici ma risponde ad un’esigenza spirituale
                 » rimanda con l’arte a qualcosa d’altro che è immedesimazione con la propria cultura

Venere di Willendorf
(35 mila anni fa)


Scultura di donna
Marino Marini (1900)


Graffiti del Paleolitico
(35 mila anni fa)

Graffiti
Keith Haring
(artista contemporaneo)



Menhir nel Salento
(35 mila anni fa)


Scultura di Karl Prantl (1900)

-          Arte paleolitica » mobiliare = piccoli oggetti (funzione simbolica)
                               » parietale = disegno effettuato sulle pareti delle grotte (funz pratica,estetica)
                                  - svolta con tutte le modalità di pittura e incisione del colore
                                  - graffi, incisioni, schizzi di colore, colature…
                                  - funzione pratica quando serve da mappa (orientamento nelle grotte)
-          Venere di Willendorf » raffigura la personificazione dell’abbondanza e fertilità
                                         » non ha la faccia, che è coperta dai capelli
                                         » i capelli sono raffigurati con uno schema modulare
                                         » concetto di bellezza come ordine
                                         » incarna il desiderio di rapporto tra uomo-divino
                                         » corpo deformato e tozzo con i lineamenti esageratamente abbondanti
                                         » ha funzione religiosa (è un augurio per la famiglia che la tiene)
                                         » le veneri sono diffuse in quasi tutta l’europa
-          Arte rupestre » funzione pratica » quando è una mappa delle grotte
                            » funzione narrativa » racconto di ciò che costituiva la vita di quegli uomini
                            » aspetto progettuale (nei saloni più frequentati sono rappresentati gli animali
                               più cacciati, mentre quelli meno cacciati nei posti meno visitati)
                            » non facevano arte senza un preciso scopo
                            » le figure sono rappresentate con diverse angolazioni (dall’alto, profilo…)
-          Neolitico » l’uomo si sedentarizza (nascita acropoli che sarà caratteristica anche delle future
                         città e il megalon = sala reale con al centro un focolare)
                      » nascono le prime realizzazioni architettoniche (
                      » arte diventa anche il comunicare l’appartenenza ad un popolo
-          Nella storia dell’arte non c’è una vera evoluzione tecnica, allora perché si studia?
      » l’evoluzione che si attua nella storia è quella del pensiero
      » evolvendosi l’idea di partenza, si evolve l’oggetto e il modo in cui la rappresento
      » si studia per paragonare il mio desiderio a quello degli artisti che lo hanno concretizzato
-          Cosa accomuna un uomo vissuto 35 mila anni fa con uno di adesso?
      » es: Marino Marini (abitante del sud Italia dove era fiorita l’arte mobiliare) fa un tentativo
        con l’arte di ritornare alle proprie origini (arte è anche storia)
-          Perché alcuni artisti contemporanei o moderni riprendono l’arte paleolitica?
      » perché l’esigenza dell’uomo è sempre rimasta la stessa
      » c’è un tentativo di ritrovare il desiderio primo che aveva scosso i primi uomini
-          Grotta di Altamira » volta centrale sembra un cosmo di bestie da caccia (l’antica Sistina)
                                     » sono rappresentazioni che hanno in sé un ordine (= bellezza)


ARTE ARCHITETTONICA – con motivi religiosi

-          Menhir = megalitici monolitici isolati (= grossi sassi di grande forma poliedrica)
                  » sottintende il fatto che l’uomo impara a tagliare, trasportare, affinare la pietra
-          Dolmen = costruzione costituita da due menhir con un architrave
-          Cromlech = cerchi, anelli di menhir
-          Stonehenge » è un sito neolitico in Inghilterra che costituisce un abbozzo di tempio
                          » ci sono due anelli di pietre, un terzo anello esterno e più esteso di terra
                          » pietra al centro = altare (necessità di avere un luogo per il dialogo con Dio)
                          » prima opera architettonica (sottintende un progetto e costruzione comunitaria)

  

martedì 25 settembre 2012

PITAGORA - filosofia e matematica


PITAGORA

-          Nasce a Samo, muore nei primi anni del V secolo a.C.
-          Si sposta in Italia (fonda anche una scuola a Crotone, in Calabria)
-          Scuola di Pitagora acquista valore politico
      » propone una forma di aristocrazia basata su nuovi ceti che si sarebbero occupato solo del
         commercio (lavoro con ruolo centrale nelle colonie)
      » provoca una rivolta dei Crotoniati perché temevano che Pitagora si proponesse come
         nuovo tiranno
      » incendiano l’edificio in cui si riuniva con i discepoli » morte di tutti (miti raccontano che
         Pitagora si salva per poi morire altrove)
-          Insegnamento di Pitagora è unicamente orale (gli scritti con il suo nome sono falsati)
-          Viene subito venerato e paragonato ad una divinità
-          Non si può limitare il pensiero solo a Pitagora ma a tutta la sua cerchia di discepoli perché le fonti non sono precise

EVOLUZIONE DEL PENSIERO

-          Pitagora non lavora da solo ma con dei colleghi con cui scambia idee e pareri
-          Ricerca filosofica si sposta dalla Grecia e arriva anche in Italia
-          Creazione di una confraternita chiusa e insieme di ordine religioso separato dalla società
-          Scuola di Crotone » la confraternita segue regole precise (vietata la diffusione di dottrine)
                                    » solo gli adepti potevano venire a conoscenza delle dottrine
                                    » Filolao primo pitagorico che pubblica le opere (per bisogni economici)
                                    » da VI a IV sec a.C. arricchiscono la loro cultura perché si aprono
-          Il principio, la legge che regola tutta la materia e la realtà è il numero
-          In tutte le cose esiste una regolarità matematica, ossia numerica
-          Un passo importante è la progressiva astrazione del principio
-          Scoperta » osservazione della realtà
                     » colgono delle regolarità con cui la natura si manifesta (scoperta dell’incidenza)
                     » es: fasi lunari, alternarsi delle stagioni, le note delle corde degli strumenti…
-          Numero » non ha il significato moderno di simbolo astratto per indicare cose concrete
                    » per i Pitagorici il numero è la più reale delle cose
                    » è l’espressione dei due principi primi che regolano tutte le cose, è il loro incontro
                       - principio del limite
                       - principio dell’infinito
                                                        1     2    3    4    5    6
                          - - - ------------------|----|----|----|----|----|-------- - - -
                    » il numero quindi è solo una rappresentazione del principio su carta
                    » il numero ha anche rappresentazione geometrica (algebra/geom non distinte)
                    » i due principi non sono in tutti i numeri in quantità uguale, uno prevale l’altro
-          Numero pari » numeri in cui prevale il principio illimitato
                           » chiamati “rettangolari” perché se disposte intorno al numero 2 le unità dei
                              numeri pari, si ottengono dei rettangoli (qualsiasi numero pari è rettangolo)
-          Numeri dispari » prevale il principio limitato (hanno 1 unità in + che determina)
                               » chiamati “quadrati” perché se disposte intorno al numero 1 le unità dei
                                  numeri dispari, si ottiene un quadrato che crescerà all’infinito
-          Numero 1 » chiamato “parimpari” perché né pari né dispari (non conoscevano lo 0)
                       » da esso parte la numerazione di tutti i numeri pari e dispari (è lìinizio)








-          Numero 10 » numero perfetto di riferimento per i Pitagorici (triangolo perfetto con lato 4)
                         » in esso c’è eguale quantità di pari (2,4,6,8) e dispari (3,5,7,9)
                         » tanti numeri primi (2,3,5,7) quanti composti (4,6,8,9)
                         » ci sono tutti i rapporti numerici scoperti (= ; + ; - ; n° lineari, quadrati, cubi…)
-          La realtà è costituita da numeri quindi posso chiamare la realtà con essi
      » 1 = punto / intelligenza, scienza (hanno carattere di persistenza)
      » 2 = linea / opinione pubblica (oscilla, instabile)
      » 3 = triangolo
      » 4 = piramide
      » 4-9 = giustizia (definita nell’uguaglianza » cubi = moltiplicazione di ugual numeri)
      » pari = sesso femminile (più instabile, raffigurata con i numeri imperfetti)
      » dispari = sesso maschile (perfetto come i numeri con cui è affiancato)
-          Teorizzazione del sistema decimale
-          Tavola dei 10 supremi contrari (persistono le influenze del pensiero orfico)
1.      limite – illimite
2.      dispari – pari
3.      uno – molteplice
4.      destro- sinistro
5.      maschio – femmina
6.      fermo – mosso
7.      retto – curvo
8.      luce – tenebra
9.      buono – cattivo
10.  quadrato – rettangolo
-          Tutto è ordine perché tutto è determinato dal numero, che è ordine
            » Il mondo non è più dominato da un’oscura forza
      » Kòsmos (Κόσμος) “ordine” è il nome che hanno dato all’universo per questa ragione
      » mondo = ordine penetrabile della ragione
      » il numero è quindi ordine, razionalità, verità, armonia
-          Matematica = è una pratica di vita volta alla purificazione dell’anima dal corpo
-          Metempsicosi = l’anima si reincarna in altre esperienze corporee per espiare la colpa
                                originaria (orfismo + pensiero nuovo) » sia in un uomo, animale, oggetto
                             » fine della vita è liberare l’anima dal corpo serve purificarsi)
                             » differenza dagli orfici nei diversi mezzi di purificazione
                             » i Pitagorici intendono come mezzo il culto della scienza
-          Retto agire umano » fine ultimo è tornare a vivere con gli dei
                                     » per vivere bene si deve vivere in comunione con la divinità
                                     » nasce la vita contemplativa (“vita pitagorica”)
                                     » vita spesa per la ricerca della verità e del bene tramite la conoscenza