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giovedì 31 maggio 2012

HOCKEY



COS’E’
L’hockey è uno sport che si svolge nella contrapposizione di due squadre avversarie ciascuna composta da 11 giocatori. Le sue origini sono antichissime e si ipotizzano che due diversi popolazioni abbiano contribuito alla sua nascita. Si pensa infatti che siano stati i persiani oppure i cinesi a ad inventare questo gioco.

OBBIETTIVO
L’obbiettivo dell’hockey è di mandare la palla, colpendola con la mazza, nella porta avversaria, difesa dal portiere della squadra avversaria. In questo modo si segna un punto. Chi arriva per primo ad un punteggio stabilito, che di solito per le piccole competizioni è di 15 punti (come a pallavolo), vince la partita.

STRUMENTI
-          pallina da hockey » è una palla di piccole dimensioni vuota al suo interno e forata, di
                                      plastica, caratteristiche necessarie per essere veloce e leggera
-          mazza » è costituita da ulteriori sezioni che formano il complesso della mazza
                 » pipa » parte terminale della mazza che serve per colpire la pallina e indirizzarla
                 » manico » parte affusolata della mazza che serve per impugnarla
REGOLE
-          non si può alzare la mazza al di sopra del ginocchio del giocatore
      » la penalità è l’esclusione dal gioco per una durata di 60 secondi
-          solo il portiere può calpestare l’area della porta
      » se un difensore della stessa squadra la calpesta, c’è un rigore per gli avversari
      » se un attaccante della squadra avversaria entra nell’area l’arbitro fischia, il gioco si ferma e
         la palla va alla squadra opposta a quest’ultima (in caso di gol viene annullato)
     » se un attaccante della stessa squadra entra nell’area, questo viene escluso dal gioco per una
        durata di 60 minuti
-          la mazza si deve manovrare con entrambe le mani in caso di possesso della pallina
     » penalità è essere esclusi dal gioco per 60 secondi, in caso di goal, questo viene annullato
-          il campo comprende tutto il perimetro della palestra, con l’unica eccezione dell’area della porta, che è occupabile solo dal portiere
-          la pallina non si può fermare o calciare o rubare con i piedi. Il contatto con il piede deve essere involontario e non determinante per il gioco. In caso di goal, viene annullato
-          non è permesso spingersi, trattenere, picchiare con la mazza caviglie, mazza avversaria o altra parte del corpo
-          il portiere può parare la pallina con qualsiasi parte del corpo

RIGORE
Il rigore viene effettuato nel caso di un fallo, che può essere commesso per invasione dell’area da parte di un difensore della stessa area, nel caso di maltrattamento dell’avversario.
Entrambe le squadre si allineano sulla linea di metà campo, a questo punto un giocatore della squadra che ha subito il fallo tira nella porta avversaria, che deve essere sguarnita di portiere.
Se il lancio va a buon fine, si ricomincia il gioco con possesso palla di coloro che hanno subito il goal, partendo dal centro del campo; se il lancio non segna, il gioco riprende immediatamente nel momento in cui la pallina oltrepassa la linea che delinea la fine dell’area della porta.
Se un giocatore si muove oltrepassando la linea di metà campo prima che la pallina superi quella dell’area, il rigore si ripeterà.

venerdì 18 maggio 2012

TEMA SUI PROMESSI SPOSI - la compassione


TRACCIA 2 : “…Compassione! Che sai tu di compassione? Cos’è la compassione?” “Non l’ho mai capita bene come questa volta: è una storia la compassione un po’ come la paura: se uno la lascia prendere possesso, non è più uomo.” (i Promessi sposi, cap XXI, vv 51-53)
L’affermazione del Nibbio getta scompiglio nell’animo dell’Innominato. Riflettendo sugli eventi del capitolo e paragonandoti con l’Innominato argomenta cosa sia la compassione e cosa vuol dire per il Nibbio che “non rende più uomini”.

Era una calda giornata di giugno, camminavo con i miei amici alla frescura dell’ombra che l’immensità del Duomo di Milano proiettava sulla piazza. Ci stavamo dirigendo da Spizzico per mangiare insieme, quando ci imbattemmo in una triste scena.
Una donna stanca, smagrita, era accasciata sulle scalinate della cattedrale e tentava di calmare il suo piccolo che reclamava del cibo.
Un forte tormento mi scosse l’animo: dovevo fare qualcosa, quell’urlo innocente mi faceva impazzire. Presi così tutti i miei soldi e li posi nel bicchiere di carta che teneva lì di fianco la madre, che mi restituì uno sguardo commosso.
Cosa mi era successo? Cosa mi aveva fatto muovere in quel modo?
Nella metropolitana, mentre stavo tornando a casa per mangiare, dato che ormai il mio portafoglio era vuoto, mi misi a riflettere sulla mia recente esperienza.
Ciò che avevo provato era stato un sentimento forte, inarrestabile: la compassione. Capii che a generare quel mio turbamento interiore era stato il riconoscimento di una situazione ingiusta che un uomo vive, riconoscimento della possibilità e desiderio di porre fine all’ingiustizia, identificata nella privazione dei diritti umani.
Il riconoscimento di una situazione di privazione genera istintivamente un turbamento caratterizzato dalla lotta interiore tra il movimento spontaneo, che porta inesorabilmente alla privazione da parte del donatore, e l’altrettanta istintiva necessità di conservazione della persona, che nella stesso momento vuole rimanere intatta.
Per dare pace al turbamento e soddisfare il sentimento di compassione è inevitabile privarsi di qualcosa, per completare ciò di cui manca l’oggetto di compassione. Per esempio nella mia esperienza ho donato alla povera donna ciò di cui lei e il suo bambino avevano bisogno: il denaro per sfamarsi, questo però ha implicato il fatto che al termine del gesto io stessa avessi il bisogno del denaro che avevo donato.
Anche l’Innominato ha compiuto il mio percorso: ha riconosciuto la privazione del diritto di libertà di Lucia attraverso il suo struggimento, comprensione che lo ha turbato e reso inquieto.
Per far cessare questa inquietudine l’unica possibilità è di sfruttare quel movimento spontaneo che è stato innescato dalla compassione verso la ragazza, che lo ha portato al desiderio di liberarla, avendo lui stesso la possibilità e il potere di farlo.
A contrastare questo desiderio, però, c’è il riconoscimento delle conseguenze dello stesso movimento; il donare la libertà alla donna, infatti, significava perdere da parte sua la cosa a cui teneva di più e che in tutta la sua vita aveva faticato per mantenere e accrescere: l’onore. Onore e dignità che avrebbe donato a Lucia, privandosene lui stesso.
Con il riconoscimento di questi passaggi possiamo comprendere meglio la continua lotta interiore dell’Innominato; si fa sempre più intensa anche per l’inquietudine innescata dal risentimento di aver provocato lui stesso il malessere di Lucia. La situazione si aggrava fino al momento in cui trova una via d’uscita che gli avrebbe tolto l’onere di prendere una decisione, di fuggire dalle responsabilità e conseguenza che entrambe le vie opposte gli avrebbero portato: il suicidio.
Il solo pensiero di questa possibilità mostra quanto può essere decisiva e forte la lotta tra il desiderio suscitato dalla compassione e l’istinto di conservazione.
C’è una necessaria sottolineatura all’interno del fenomeno della compassione: nel momento in cui l’oggetto di compassione ha necessità materiali, colui che donasi priva dell’oggetto materiale ma contemporaneamente accresce il proprio onore, acquista qualcosa spiritualmente; se la necessità non è materiale, ciò che viene consumato è solo tempo e non l’onore personale del donatore.
Ciò che l’Innominato non sa, infatti, è che il restituire la dignità alla prigioniera sotto forma di libertà non intacca il suo onore, inteso secondo il suo significato reale e vero.
È infatti attraverso il concetto errato di onore personale, proprio della società del tempo, che si genera il desiderio di conservazione. L’idea di onore viene identificata nel rispetto, inteso come riverenza e timore che gli altri nutrono verso di sé; il suo significato invece è riconducibile alla capacità dell’uomo di farsi rispettare non attraverso il timore e la sottomissione, bensì con il riconoscimento della propria dignità, che deve conservare.
La dignità inoltre deve essere difesa dalle offese e nello stesso tempo la si deve mettere in gioco nelle decisioni per conservare intatta anche quella degli altri uomini. La presa di coscienza del proprio valore con il rifiuto di sminuire quello degli altri si fondono nella dignità e nell’onore, dopo aver riconosciuto l’importanza e i diritti comuni a tutti gli uomini. Comprende quindi non solo la figura dell’unico individuo, ma anche di quella di coloro che lo circondano. Per lasciare intatto ill proprio onore ci si deve muovere per conservare anche quello degli altri.
Il Nibbio e l’Innominato, inoltre, hanno un’idea errata anche del significato di “uomo”, che viene identificato in un individuo duro, insensibile agli altri e alle situazioni, che tiene solo a se stesso e infine privo di sentimenti e legami affettivi.
Con questo ideale la compassione rende l’Innominato meno uomo perché genera sentimenti forti e il desiderio di fare del bene all’altro anche cedendo qualcosa di sé. La compassione costringe l’uomo a mettersi in gioco, a provare sentimenti, a immergersi e vivere le situazioni: tutto ciò va contro l’uomo inteso in questo senso.
La compassione quindi è vista negativamente, come qualcosa che ostacola l’uomo e ne sminuisce l’onore; la realtà invece suggerisce il contrario: l’uomo viene invece inteso come essere che ha sentimenti, desideri, passioni, che viene mosso dalle circostanze e le vive.
Il Nibbio vede l’uomo ideale come distaccato dalle faccende del mondo e preoccupato solo di sé, mentre la realtà è che più l’uomo si coinvolge mettendosi in gioco più vive, e più vive, più un uomo può essere chiamato tale. 

martedì 15 maggio 2012

ESOCITOSI - cellula


-          processo con cui i materiali sono secreti dalla cellula
-          vengono confezionati in una vescicola che si fonde con la membrana rilasciando così le sostanze nel liquido extracellulare
-          formazione di un legame tra due proteine intrinseche
-          la membrana della vescicola si fonde completamente con la membrana cellulare

L'ENDOCITOSI - cellula



-          è l’insieme dei processi che introducono nella cellula eucaristica micromolecole, macromolecole, particelle di grandi dimensioni e piccole cellule

PROCESSO
-          la membrana plasmatica si introflette diventando una piccola tasca
-          la tasca si stacca dalla membrana formando una vescicola che migra all’interno della cellula verso la sua area di destinazione
-          vacuolo alimentare » vescicola propria dell’endocitosi che si stacca dalla membrana
-          ci sono tre tipi di endocitosi » fagocitosi
                                                   »  pinocitosi
                                                   » endocitosi mediata da recettori

FAGOCITOSI
-          membrana plasmatica ingloba particelle solide grosse/cellule piccole
-          fagosoma » vacuolo alimentare della fagocitosi
-          il fagosoma si fonde con un lisosoma dando inizio alla digestione del contenuto
-          diffusa nei protisti unicellulari per nutrirsi
-          corpo umano » globuli bianchi (inglobano in sé il virus)

PINOCITOSI
-          formazione di vescicole di dimensioni ristrette
-          è utilizzata per introdurre nella cellula sostanze liquide presenti nel liquido extracellulare
-          nell’endotelio (tessuto che riveste i capillari sanguigni) c’è una costante esocitosi che permette di prelevare sostanze disciolte nel sangue ai tessuti circostanti

ENDOCITOSI MEDIATA DA RECETTORI
-          è quando l’endocitosi viene stimolata e innescata da una reazione sulla superficie cellulare
-          preleva in modo selettivo sostanze necessarie alla cellula nell’ambiente extracellulare
-          recettori » proteine intrinseche di membrana capaci di riconoscere e legarsi a un fattore
                       determinato chiamato ligando
-          formazione di un legame tra le molecole da trasportare nel citoplasma e i recettori
-          fossette rivestite » depressioni nella membrana plasmatica rivestite all’interno di proteine
                                    e sono i luoghi dove sono localizzati i recettori
-          vescicola rivestita » introflessione della fossetta nel momento in cui avviene il legame tra
                                       recettore-ligando
-          la vescicola trasporta il materiale nella cellula
-          si fonde con un lisosoma perdendo il rivestimento di proteine di cui era fornita
-          il contenuto viene elaborato e poi liberato nel citoplasma

IL TRASPORTO ATTIVO - cellula



-          proteine di trasporto » permettono la diffusione in entrambe le direzioni di molecole polari
-          il trasporto attivo implica la creazione di un legame tra la molecola che deve essere trasportata e la proteina di trasporto
-          la formazione del legame modifica la forma della proteina
-          le proteine di trasporto regolano a seconda delle necessità della cellula le concentrazioni delle sostanze polari dall’interno all’esterno della cellula stessa
-          il trasporto attivo è molto più veloce della diffusione semplice
-          trasporto attivo » trasferimento di una sostanza contro gradiente di concentrazione
                               » implica un dispendio di energia sottoforma di ATP
-          modalità » uniporto » una sola sostanza in una sola direzione
                     » simporto » due sostanze nella stessa direzione (cotrasporto)
                     » antiporto » due sostanze in direzioni opposte (cotrasporto)
-          cotrasporto » spostamento di due sostanze in una volta sola
-          ioni potassio » maggiore concentrazione all’interno della cellula (K+)
-          ioni sodio » maggiore concentrazione nel liquido extracellulare (Na+)
-          le proteine di trasporto mantengono questa differenza anche se contro gradiente » dispendio di energia » permesso da una glicoproteina di trasporto intrinseca di membrana

LA DIFFUSIONE CELLULARE


DIFFUSIONE CELLULARE

-          è il movimento casuale e spontaneo verso uno stato di equilibrio
-          questo fenomeno lo possiamo vedere nella cellula, dove la concentrazione di sostanze varia dall’interno all’esterno della membrana cellulare
-          concentrazione » numero di specifiche molecole di soluto rispetto all’unità di misura del
                                  solvente
-          concentrazione ipertonica » ambiente con un grado di concentrazione maggiore di un altro
-          concentrazione ipotonica » ambiente con un grado di concentrazione minore di un altro
-          concentrazione isotonica » ambienti con grado di concentrazione uguale
-          movimento secondo gradiente » movimento da una regione con maggiore concentrazione
                                                          verso una con minore concentrazione fino all’uguaglianza
                                                       » meccanismo di trasporto passivo
-          equilibrio dinamico » fenomeno per cui lo stesso numero di molecole entrano/escono dalla
                                          cellula (movimento continuo e interrotto perché la concentrazione tra
                                          esterno/interno della cellula non sarà mai uguale)
-          diffusione avviene soltanto attraverso tessuti permeabili
-          tessuti permeabili » si lasciano attraversare da qualsiasi sostanza
-          tessuti semipermeabili » si lasciano attraversare solo da determinate sostanze
-          tessuti impermeabili » non si lasciano attraversare da nessuna sostanza
-          la diffusione cellulare si divide in tre processi » semplice
                                                                                » facilitata
                                                                                » osmosi
DIFFUSIONE SEMPLICE

-          è il passaggio di piccole molecole o gas attraverso una membrana a doppio strato fosfolipidico
-          avviene velocemente per le molecole idrofobiche (= che respingono l’acqua)
-          avviene lentamente per le molecole » polari
                                                               » di grandi dimensioni
                                                               » cariche

OSMOSI

-          diffusione dell’acqua attraverso una membrana semipermeabile
-          soluzione ipertonica » + soluto – acqua
-          soluzione ipotonica » - soluto + acqua
-          la concentrazione di soluto è inversamente proporzionale alla concentrazione di acqua
-          l’acqua si muove verso la regione che presenta + concentrazione di soluto e quindi verso una minor concentrazione d’acqua
-          direzione = differenza di concentrazione totale dei soluti, non la loro natura
-          la quantità di acqua che entra nella cellula è la stessa quantità di acqua che esce da essa


DIFFUSIONE FACILITATA

-          è il passaggio di una sostanza secondo gradiente grazie alle proteine di membrana
-          canali proteici » proteine di trasporto che sono intrinseche di membrana che presentano un
                                foro centrale
-          canali ionici » canali proteici che trasportano gli ioni all’interno/esterno della cellula
-          proteine di trasporto » proteine che consentono il passaggio di molecole polari
                                          all’interno/esterno della cellula legandosi ad esse (membrana è
                                          idrofobica e quindi respinge le molecole che si legano all’acqua)

martedì 8 maggio 2012

RIASSUNTO CAPITOLO 14 - promessi sposi


Rinvigorito dagli eventi della giornata e rincuorato dall’incontro con Ferrer, che considera ormai un suo intimo amico, si sente libero di esprimere alla folla le sue opinioni; l’esperienza gli aveva insegnato infatti che facendosi sentire si ottiene ciò che si vuole.
Si divulga quindi in un lungo discorso riguardo alla giustizia che la figura di Ferrer emana, contrastata però dall’incapacità delle autorità di polizia a realizzare il disegno del grande cancelliere.
A questo punto sente la necessità di trovare un luogo dove ristorarsi, si offre di accompagnarlo in una buona osteria uno spadaio, deluso però dall’impazienza del montanaro, che preferisce accomodarsi alla prima osteria che gli si presenta, ormai troppo stanco per camminare ancora.
Tra la confusione generale della sala, i due godono del buon vino che l’oste offre loro, ne fa largo consumo soprattutto Renzo che, non avvezzo all’alcool, inizia a dare sintomi di ubriachezza chiedendo di chi fosse il pane trovato quella mattina per terra, frase che ovviamente viene presa come battuta umoristica, e imbestialendosi nel momento in cui l’oste gli chiede le generalità necessarie per ospitare un uomo nei propri alloggi. Sentitosi offeso dalla richiesta, inizia così un discorso sull’ingiustizia che vigeva in quei tempi, sotto la tutela di autorità inconsistenti e di grida ignorate da tutti. Le parole di Renzo sono veritiere, ma l’effetto dell’alcool rende il filo del suo discorso non continuo, si perde poi a sparlare dei signori che pretendono di risolvere i problemi con la carta e il latino, non con i fatti.
Lo sconosciuto partecipa così al delirio di Renzo, e per tenerlo buono, idealizza una possibile soluzione all’ingiustizia sul pane vissuta in quel giorno: tutti avrebbero dovuto ricevere tanto pane quante erano le bocche da sfamare, dopo aver registrato il proprio nome. Riesce con questo stratagemma a strappare le generalità di Renzo, che, invaghito del progetto, si lascia ad un’aperta confidenza con lo spadaio, che subito dopo si allontana di corsa dall’osteria.
Renzo rimane solo con la sua sbornia, che lo implica in un altro discorso delirante, questa volta però indirizzato a tutti i clienti. Diventa così lo zimbello dell’osteria ma, anche nell’ebbrezza, è attento a non rivelare particolari su di sé e sui suoi cari.

RIASSUNTO CAPITOLO 15 - promessi sposi


L’oste accompagna Renzo, ormai ubriaco, in una stanza, dove lo aiuta a spogliarsi, viene pagato e cerca di nuovo di strappargli il nome di nascita e le generalità; tentativo che fallisce. Questa sarà l’ultima notte che Renzo passerà serenamente.
Così l’oste si dirige verso il palazzo di giustizia, costretto a denunciare quel montanaro verso cui impreca, essendo riuscito a mantenere l’ordine nella sua osteria finché non arrivò lui addirittura in compagnia di un poliziotto. Proprio perché temeva una denuncia contro di lui, che aveva ospitato uno straniero senza prenderne le generalità, cosa proibita dalla legge, decide di lasciare l’osteria alla moglie e di esplicitare l’accaduto alle autorità.
Nel medesimo istante Ambrogio Fusella, il birro che aveva accompagnato il povero Renzo, lo denuncia ai maggiori, cosicché, all’arrivo dell’oste, i poliziotti ne sapevano già più di lui. Il pover’uomo si ritrova infatti lui stesso colpevolizzato e costretto a difendersi dal notaio criminale.
Il giorno seguente Renzo non ha un buon risveglio: infatti sono i birri guidati dal notaio criminale che lo fanno alzare e con la forza e false promesse lo conducono in prigione. Durante il percorso, però, passano per la piazza del Duomo, dove si sono radunati dei ribelli del giorno prima per continuare i disordini; così Renzo coglie l’occasione al volo e, alla stretta delle manette a cui era incatenato, inizia a gridare che lo stavano arrestando per aver rivendicato i suoi diritti sul pane. Riuscendo a scatenare la folla contro i suoi assalitori, Renzo sfugge dalla mano della giustizia e scappa, ma anche i birri riescono a liberarsi dall’assedio della gente. Inizia così la fuga di Renzo.

INNOMINATO - promessi sposi


COMPITO:  Ricostruisci, corredando con opportune citazioni testuali, i momenti e i temi che scandiscono la crisi interiore dell’innominato

Il primo segnale dell’inizio della crisi che scandisce la confusione interiore del personaggio dell’innominato è un giudizio che inizia a dare sulle azione che fa, giudizio che lo porta a vedere il peccato che commette come un male e un peso da sopportare ma dal quale non si può tornare indietro, solo peggiorare. ( “…già da qualche tempo cominciava a provare, se non un rimorso, una cert’uggia delle sue scelleratezze. Quelle tante che erano ammontate, se non sulla coscienza, almeno sulla memoria, si risvegliavano ogni volta che ne commettesse una di nuovo, e si presentavano all’animo brutte e troppe: era come il crescere e crescere di un peso già incomodo.”).
Questo senso di pesantezza nel tmpo, però, diventa sempre più insostenibile, tanto che nei pensieri dell’Innominato si fa strada il pensiero della morte e del futuro, ancora più tormentosi del rimorso e della nostalgia del passato, dei tempi in cui provava gioia a infierire e non risentimento. L’uomo quindi aspira al ritrovamento di una pace interiore che non riesce a trovare in ciò che fa. Inoltre la morte appare al personaggio non più come ricompensa del lavoro svolto, come un obbiettivo che infonde coraggio in ciò che si vive in quel momento, come una promessa di pace eterna; non infonde più il coraggio che sentiva una volta, ma solo altra inquietudine ( “… l’immagine della morte che, in un pericolo vicino, a fronte di un nemico, soleva raddoppiar gli spiriti di quell’uomo, e infondergli un’ira piena di coraggio, quella stessa immagine, apparendogli nel silen<io della notte, nella sicurezza del suo castello, gli metteva addosso una costernazione repentina…”)
Si sente quindi diverso, si accorge di un cambiamento rispetto al passato e ciò lo rende nervoso, infastidito, poiché non ne comprende le cause e rimpiange quello che era un tempo.
Si instaura in lui un’ulteriore paura, quella di un giudizio da qualcuno di più grande dell’Innominato stesso, da Dio; quel Dio che ha sempre reputato distaccato rispetto alla realtà umana, noncurante del dolore, del male e del bisogno delle sue stesse creature. Un suo cambiamento si intravede anche nel campo religioso, perché riconosce che inevitabilmente in certi momenti sente la presenza di qualcosa di grande, all’infuori di lui, di cui prima non si curava. ( “… Quel Dio di cui aveva sentito parlare, ma che, da gran tempo, non si curava di negare né di riconoscere, occupato a vivere soltanto come se non ci fosse, ora, in certi momenti di abbattimento senza motivo, di terrore senza pericolo, gli sembrava di sentirlo gridare dentro di sé: Io sono, però.” )
Nel riconoscere un cambiamento in lui, però, prova una reazione istintiva di negazione, di distacco, di nascondimento dell’innovazione riscontrata, come il rifiuto del nuovo che si stava insinuando in lui per la paura del mistero che esso portava con sé. Maschera quindi le sue inquietudini e i suoi dubbi, pensando che solo in questo modo potesse dominare anche queste nuove emozioni. ( “… Ma, non che aprirsi di nuovo su questa sua nuova inquietudine, la copriva anzi  profondamente, e la mascherava con l’apparenze d’una più cupa ferocia; e con questo mezzo cercava anche di nasconderlo a se stesso, o di soffocarla.” ).
Questo desiderio di negare il suo sentimento affinché lui stesso si convincesse della sua supremazia su di esso si distingue nella indecisione che si fa presente nel momento di prendere una decisione. La lotta interiore si identifica soprattutto in due punti della narrazione caratterizzati entrambi da un “ no imperioso” entrambi suscitati dalla figura di Lucia. Il primo no contrasta l’idea di allontanare la donna dalla sua casa e spedirla subito da don Rodrigo, il secondo riguarda lo stesso tema, infatti mentre stava comandando che don Rodrigo mandasse subito qualcuno a prendere la fanciulla, cambia improvvisamente decisione, ed ella rimane quindi nel suo castello. La presenza di queste indecisioni indicano che quel cambiamento che l’Innominato vuole cancellare non è in realtà ignorabile, infatti prende autorevolezza col tempo penetrando nella sua volontà decisionale e di ragionamento.
La sua mente nel tempo viene sempre più scossa dalla presenza di questo nuovo sentimento estraneo che arriva additirrura a far provare al terribile Innominato compassione per una contadinella ( “…Alzatevi, che non voglio farvi del male… e posso farvi del bene ; via, fatevi coraggio,v’ho fatto nessun male? V’ho minacciata?”) . questa compassione è un primo sintomo di cedimento davanti all’evidenza del cambiamento.
C’è una frase che fa dubitare all’Innominato che il suo punto di vista sulla vita e su di sé sia quello giusto, gli apre una prospettiva di esistenza totalmente differente, e forse migliore; dice Lucia nel dialogo con lui, mentre lo supplica di liberarlo “…Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!” .
Per l’uomo quindi si insinua la speranza dell’esistenza di qualcuno che potesse liberarlo dal male fatto, dal peccato passato, Qualcuno che potesse renderlo un uomo nuovo, puro, che gli desse la possibilità di ricominciare. Questa speranza si tramuta in una promessa che fa a Lucia, promessa che fa a lei di libertà e a se stesso di un cambiamento che di conseguenza l’avrebbe fatto libero da se stesso.
Tutte le emozione provate si accumulano e prendono forma di pensieri durante la notte dell’Innominato (da pag 497 a 501) scandita da diverse fasi di pensiero.
La prima fase è caratterizzata dal rimorso di essere andato a trovarla, e quindi di aver ceduto, di essersi sottomesso alle emozioni. Il riconoscimento di ciò gli causa un senso di inferiorità, lo fa sentire “un donnicciola” ammorbidito e ammansito. Questo dà inizio alla seconda fase: il pentimento delle decisioni gli fanno ricordare il suo passato, visto però in questo caso positivamente e nostalgicamente, come qualcosa di glorioso e splendido ormai perduto (“…la memoria gli rappresentò più di un caso in cui né preghi né lamenti non l’avevano punto smosso dal compiere le sue risoluzioni…”). La memoria della sua risolutezza di un tempo scatena infine il riconoscimento del cambiamento, che genera una “rabbia di pentimento” e si riscopre un altro. Per sfuggire a questi malinconici pensieri, tenta di distogliersi con un altro che gli dia tranquillità, ritrovata nell’immagine di Lucia, quella Lucia a cui avrebbe voluto chiedere perdono, che avrebbe voluto liberare vedendo così la felicità sul suo volto e sentendola contemporaneamente nel proprio cuore. Ma al solo rendersi conto dei suoi pensieri si disgusta ulteriormente di se stesso dando inizio a una serie di pensieri e ripensamenti che fanno intravedere la lotta che si combatte dentro di lui tra sentimento e onore. (“E’ viva costei, è qui, sono a tempo; le posso dire: andate, rallegratevi; posso veder quel viso cambiarsi, le posso dire anche: perdonatemi. Perdonatemi? Io domandar perdono? A una donna? Io…! Ah, eppure! Se una parola, una parola tale mi potesse far del bene, levarmi d’addosso un po’ di questa diavoleria, la direi; eh! Sento che la direi. A che cosa son ridotto! Non son più uomo, non son più uomo!... via!”)
La negazione del sentimento causa una nuova malinconia del passato, ma non sotto l’aspetto del coraggio che ora sente mancare, ma sotto l’aspetto dell’insensibilità che lo caratterizzava un tempo, ora non più presente, distacco dalla realtà che preferisce allo struggimento che prova nel contrasto che sente dentro di sé (“… Tutto gli appariva cambiato: ciò che altre volte gli stimolava più fortemente i suoi desideri, ora non aveva più nulla di desiderabile: la passione come un cavallo divenuto tutt’a un tratto restio per un’ombra, non voleva più andare avanti.
A questo punto cambia di nuovo posizione, e non si accontenta della falsa sicurezza di un tempo, accorgendosi così di essere sempre stato inutile, privo di uno scopo di vita e di significato di esistenza. (“…Pensando alle imprese avviate e non finite, invece di animarsi al compimento, in vece d’irritarsi degli ostacoli, sentiva una tristezza, quasi uno spavento dei passi già fatti. Il tempo gli si affacciò voto d’ogni intento, d’ogni occupazione, d’ogni volere, pieno soltanto di memorie intollerabili…”)
L’ulteriore fase che determina la notte dell’Innominato è quella del giudizio: una volta presa la consapevolezza del cambiamento, inizia a giudicare il suo operato, ora visto come una mostruosità che lo fa sentire in colpa e aumenta questo senso di oppressione e di abbattimento fino all’esasperazione, che raggiunge il suo culmine col pensiero del suicidio. Perché rimanere ancora vivo dopo aver fatto così tanto male? (“… S’alzò in furia a sedere, gettò in furia le mani alla parete accanto al letto, afferrò una pistola, la staccò e… al momento di finire una vita divenuta insopportabile”). D’un tratto, però, pensa al suo futuro. Da morto sarebbe servito ancora di meno che da vivo, seppur peccatore. Rinasce quindi una speranza, in principio fievole, poi alimentata dalle parole di Lucia che insinua nei pensieri dell’uomo la possibilità dell’esistenza del perdono. Dopo averle provate tutte tenta l’unica cosa di cui non si era fidato e che gli era stata proposta fin da ragazzo: affidarsi al Dio cristiano. In Lucia vede la rinascita di una vita nuova. Vita che iniziava proprio all’alba di quel giorno, in cui forse avrebbe intrapreso una grossa decisione. 

lunedì 7 maggio 2012

CROLLO DELL'IMPERO ROMANO - unni: Attila ed Ezio


-          Unni » 374 d.C. sconfiggono in Asia gli ostrogoti e gli alani » migrazione verso occidente
               » effetto domino » i popoli minacciati da questi si dovevano spostare a loro volta verso
                  occidente riversandosi sull’impero romano
               » nomadi, rozzi, bevitori di kamon (birra) e di  medos (vino cotto), favolosi guerrieri
               » 374-422 d.C. impongono supremazia sui popoli germanici
               » 422 d.C. l’impero orientale è costretto alla richiesta di una pace in cambio di oro
               » elezione di un capo (Attila) e cambiamento dello stile di vita a seminomadi
-          Attila » 434 d.C. » gli unni si uniscono sotto la guida dei due fratelli Attila e Bleda
                » 445 d.C. » Attila fa uccidere il fratello e rimane unico gestore del potere
                » nasce il desiderio di dominare il mondo e lo crede condiviso dagli dei
                » aspira a invadere l’impero romano occidentale
-          Ezio » ultimo generale della storia romana occidentale
              » 390 d.C. » nasce in Illiria (è stato prigioniero degli unni)
              » conosce lingua, costumi, tecniche militari degli avversari Unni
              » raduna un esercito caratterizzato dalla mescolanza di romani, alani, visigoti, franchi

-          451 d.C. » battaglia di Metz ( città presso il Reno )
                     » Attila distrugge la città e poi assedia Cenabum (attuale Orléans)
                     » Ezio riesce a difendere la città e respinge Attila
                     » battaglia dei Campi Catalaunici ( Campus Mauriacus, Troyes)
                     » Ezio prevale ma non ha abbastanza forze per sconfiggerlo
                     » Attila torna nei suoi domini
                     » dal punto di vista militare Roma regge ancora
-          Attila tenta una via diversa per contrastare l’impero
-          450 d.C. » Galla Placidia mentre muore promette in sposa ad Attila la figlia Onoria
                     » Onoria » sorella di Valentiniano III, figlio precedente del matrimonio con
                                       Ataulfo e imperatore di quel momento
-          452 d.C. » Attila reclama il suo diritto e attacca l’Italia
                     » conquista Aquileia, Pavia e Milano » le saccheggia e distrugge in parte
                     » riceve a Mincio (Mantova) un’ambasceria di due politici e un ecclesiastico  
                        (vescovo di Roma Leone I) che provano la via della diplomazia
                     » Attila si ritira
-          Cause del ritiro » carestia nell’esercito unno causato da una malattia (malaria)
                               » tentazione del tributo in oro
                               » minaccia di un esercito forse troppo potente
-          453 d.C. » morte di Attila e fine degli unni
                     » non esisteva un altro personaggio che sapeva tenerli uniti come lui
                     » tregua per i romani (relativa)
-          454 d.C. » uccisione di Ezio da parte di Valentiniano III e scoppio di guerre interne
                     » Valentiniano III era geloso del prestigio che aveva conquistato con le vittorie
                     » Ezio non aspirava al potere » “ultimo romano” » raffigurava l’ideale romano di
                        servire lo stato per quello che sapeva fare (guidare l’esercito)
-          455 d.C. » due ufficiali di Ezio uccidono l’imperatore Valentiniano III
                           » Roma torna ad essere senza una guida
                           » II sacco di Roma » Genserico (re dei vandali) sbarca dall’Africa ad Ostia (15 gg)
                           » Leone I riduce i massacri e riesce ad ottenere una moderazione dai vandali
                           » quando le impalcature del potere si dissolvono c’è il tentativo dei fedeli (abili
                              diplomatici) di sopperire a quello che manca = istituzioni romane
-          La funzione pubblica del potere viene raccolta dalle strutture ecclesiastiche (sanno i bisogni)
-          L’impero d’ora in poi è retto da imperatori deboli nominati da Costantinopoli
-          Sparisce l’esercito occidentale » truppe di mercenari (eruli, scriri » origini germaniche)
-          476 d.C. » Romolo (ragazzo di 13 anni, chiamato augustolo) diventa imperatore
                     » il padre Oreste lo nomina imperatore perché non vuole l’incarico per sé
                     » Odoacre (guardia imperiale) uccide Oreste e depose il ragazzo imperatore
                     » rinvia a Costantinopoli le insegne imperiali » pone fine all’impero occidentale
                     » Odoacre prende il titolo di patrizio = luogotenente (non imperatore)
                     » le due sorti dell’impero hanno direzioni diverse da ora

CROLLO DELL'IMPERO ROMANO - le frontiere


-          406 d.C. » in dicembre il Reno si ghiaccia (era il confine nord dell’impero romano)
                     » i barbari sono liberi di entrare nei confini dell’impero
                     » vandali, alani, burgundi e altri popoli attaccano la Gallia
                     » incursione con obbiettivi di insediamento nei confini, mentre in precedenza
                        c’erano stati solo attacchi per saccheggiamenti, tipici delle popolazioni nomadi,
                       che vivevano alla giornata (se non cacciavano saccheggiavano)
-          Stilicone » figlio di un vandalo e una donna romana nel 360 d.C. in Germania
                     » collaboratore dell’imperatore Teodosio, che gli conferì il titolo di generalissimo
                     » sposa Serena, la nipote adottiva di Teodosio
                     » nominato tutore dei due figli di Teodosio
                     » fa sposare le sue due figlie (Maria e poi, alla sua morte, Termanzia) con Onorio
                     » suscita odio di quelli che temevano i barbari per le sue origini sebbene fosse
                        l’unico in grado di fermare la minaccia esterna, conoscendone l’origine
-          402 d.C. » Ravenna diventa capitale dell’impero romano occidentale
-          408 d.C. » Stilicone si lascia arrestare con l’inganno e decapitare a Ravenna
-          Vengono uccisi anche i soldati barbari presenti nell’esercito romano » a svantaggio dell’impero perché costituivano la maggior parte dei combattenti romani
-          Si inizia a dubitare che l’impero romano duri per sempre
-          408-410 d.C. » 30000 soldati barbari insorgono, uniti ai Visigoti, (condotti dal re Alarico) e
                               assediano Roma, l’antica capitale » I sacco di Roma
                            » 24 agosto » viene aperta porta Salaria e Roma cade
                                  » Continui saccheggi che arricchiscono i barbari (tra il bottino anche la figlia
                                     di Teodosio, Galla Placidia » diventa moglie di Ataulfo)
                            » dicembre » morte di Alarico per malattia e successione di Ataulfo
-          Ataulfo risale la penisola » Stanziamento dei barbari nella Gallia Narbonese (fondazione della capitale Tolosa)
-          Nord Africa » si ribella e si stacca dall’impero
                          »  430 d.C. Genserico, re dei vandali, conquista la regione + Cartagine capitale
                          » allestisce una flotta che sostituisce il dominio romano sui mari
-          Unità dell’impero occidentale non esisteva più (altre regioni vennero occupate dai barbari)
-          Dal 374 d.C. » continui attacchi dei barbari
                            » cause » ambizione del modello di civiltà che rappresentava l’impero romano
                                         » saccheggiamento
                                         » vendetta delle precedenti sconfitte subite dai romani

CROLLO DELL'IMPERO ROMANO - stilicone


-          406 d.C. » in dicembre il Reno si ghiaccia (era il confine nord dell’impero romano)
                     » i barbari sono liberi di entrare nei confini dell’impero
                     » vandali, alani, burgundi e altri popoli attaccano la Gallia
                     » incursione con obbiettivi di insediamento nei confini, mentre in precedenza
                        c’erano stati solo attacchi per saccheggiamenti, tipici delle popolazioni nomadi,
                       che vivevano alla giornata (se non cacciavano saccheggiavano)
-          Stilicone » figlio di un vandalo e una donna romana nel 360 d.C. in Germania
                     » collaboratore dell’imperatore Teodosio, che gli conferì il titolo di generalissimo
                     » sposa Serena, la nipote adottiva di Teodosio
                     » nominato tutore dei due figli di Teodosio
                     » fa sposare le sue due figlie (Maria e poi, alla sua morte, Termanzia) con Onorio
                     » suscita odio di quelli che temevano i barbari per le sue origini sebbene fosse
                        l’unico in grado di fermare la minaccia esterna, conoscendone l’origine
-          402 d.C. » Ravenna diventa capitale dell’impero romano occidentale
-          408 d.C. » Stilicone si lascia arrestare con l’inganno e decapitare a Ravenna
-          Vengono uccisi anche i soldati barbari presenti nell’esercito romano » a svantaggio dell’impero perché costituivano la maggior parte dei combattenti romani
-          Si inizia a dubitare che l’impero romano duri per sempre

domenica 6 maggio 2012

ROMA IV SECOLO D.C.


LA CHIESA
IV secolo d.C.

-          formazione della grande Chiesa » insieme unitario delle diverse comunità di cristiani
-          quasi ogni grande centro urbano aveva un vescovo » le chiese nascono soprattutto in città
                                                                                        » campagne meno cristianizzate
-          dal IV secolo d.C. » chiese riunite in province e diocesi (come la riforma di Diocleziano)
                                    » la Chiesa assume il modello di organizzazione dell’impero
                                    » si duplica perché i fedeli diventano sempre di più
-          questo secolo fu impregnato di concili e discussioni del credo cristiano, messi in atto da continue eresie che ne sminuivano dei particolari
-          arianesimo » eresia che sostiene che Gesù è un essere superiore e perfetto ma non della
                           stessa sostanza del Padre perché creato da quest’ultimo. Nasce nel 320 d.C.
                        » creatore » Ario » prete di Alessandria vissuto sotto il regno di Costantino
                        » al rifiuto di una trattazione con il vescovo, Ario viene scomunicato ed esiliato
                        » seguaci di Ario = ariani
-          325 d.C. concilio di Nicea » concilio = assemblea di tutti i rappresentanti della Chiesa per
                                                    fare chiarezza riguardo a discussioni dottrinali che sorgono
                                                    all’interno della comunità (coinvolge tutta la Chiesa del mondo)
                                                 » Costantino raduna 300 vescovi che mettono per iscritto un
                                                    documento contenente il credo ortodosso (vincolante)
                                                 » primo concilio ecumenico della storia
                                                 » gli ariani vengono condannati come eretici (= contrari alla retta
                                                   fede) e vengono mandati in esilio se non rinunciavano alle loro
                                                   convinzioni
-           Ariani riconquistano influenza » popoli che premono alle frontiere di nuova
                                                           evangelizzazione si legano all’arianesimo (germani)
                                                         » popoli pagani diventano ariani (es: goti e vandali)
                                                         » alcuni imperatori sono ariani
-          325-381 d.C. » periodo scandito da incertezze e lotte interne per contraddizioni sulla fede
-          381 d.C. » secondo concilio ecumenico a Costantinopoli
                     » riprende il concilio di Nicea e fissa i dogmi essenziali del cristianesimo che sono
                        perdurati fino ad oggi e non sono più stato messi in discussione
-          La Chiesa non si fa sottomettere dall’impero, è un freno per il potere imperiale che vuole essere assoluto (come ricorda la nuova corona ornata con il freno)
-          Il cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’impero
-          Gli imperatori trattano sempre di più questioni relative alla religione (riuniscono concili…)
-          Obbiettivo » garantire pace all’impero basandosi sulla tranquillità della fede
                        » l’imperatore però diventa troppo presente nel campo religioso
                        » i vescovi intervengono
-          380 d.C. » Teodosio (molto cattolico) emana a Tessalonica un editto (La fede cattolica) con
                        cui stabilisce che il cristianesimo diventa religione di stato e vieta di praticare le
                        altre con pene di morte (al bando il paganesimo)
-          390 d.C. » uccisione di Buterico, un cavaliere imperiale goto, durante un tumulto
                     » Teodosio uccide 7000 persone (uomini,donne,bambini) nell’ippodromo di
                        Tessalonica
-          Il vescovo di Milano Ambrogio gli scrive una lettera con cui gli chiede di riconoscere il proprio peccato e in cui spiegava perché il suo atto era peccato contro lui stesso
      » nascita di una stima reciproca tra i due » Teodosio va a Milano a chiedere personalmente il
         perdono al vescovo, attendendo insieme al popolo fuori dalla sua chiesa.
      » la gestione del potere è in un rapporto di amicizia
     » Ambrogio non interviene in pubblico » non vuole contrastare ma educare l’imperatore
     » segno che la Chiesa non ha paura di intervenire nelle faccende dello stato
-          382 d.C. » Statua della dea Vittoria con il suo altare vengono tolti dall’imperatore Graziano
                     » dal 29 d.C. era nel senato come simbolo di ringraziamento alla divinità per la
                        vittoria su Antonio e Cleopatra (collocati da Augusto)
                     » vengono tolti i simboli di una religione accantonata
                     » Graziano depone la sua carica di pontifex maximus, carica di pontefice pagano
-          384 d.C. » i pagani protestano chiedendo di rimettere al suo posto l’altare della dea
                     » Simmaco = capo della rivolta, nobile pagano
                     » giunge a Milano, dove Ambrogio interviene con la sua influenza
                     » c’è una disputa tra mentalità differenti, ma alla fine vince Ambrogio
-          392 d.C. » i pagani usurpano con la forza il posto di imperatore d’occidente e fanno salire al
                        trono Eugenio (cristiano ma filo pagano)
                     » ritorno del paganesimo e delle eresie » vogliono combattere Teodosio
-          394 d.C. » scontro oltre le Alpi Giulie (lungo il fiume Frigido)
                     » Teodosio vince grazie ad una bora che soffia contro l’esercito pagano
                     » imperatore moderato ma i pagani si suicidarono tutti
-          395 d.C. » morte di Teodosio
                     » figlio Onorio incaricato di governare l’Occidente
                     » figlio Arcadio incaricato di governare l’Oriente
                     » entrambi sotto la tutela del generale barbaro Stilicone