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giovedì 31 gennaio 2013

PLATONE - la concezione dell'uomo


LA CONCEZIONE DELL’UOMO
-          Anima e corpo » sono contrapposti tra di loro, come suggerisce l’influsso religioso dell’Orfismo
                                      » il corpo è materia, corruttibile, negativo; l’anima è più vicina alle Idee, quindi
                                         positiva, più perfetta, nobile, la vera natura dell’uomo (ha stessa materia delle idee)
                                      » il corpo è tomba, luogo di espiazione, carcere dell’anima, che se ne serve come uno
                                         strumento (riprende in questo concetto Socrate) e a cui dà vita e capacità
                                       » la vita del corpo è mortificazione dell’anima, cioè nostra morte (perché noi
                                         siamo principalmente anima), la morte del corpo è la vera vita, così l’anima è libera
                                       » corpo è radice di ogni male, fonte di tutti gli istinti che mortificano l’anima
                                       » corpo = ente sensibile; anima = ente intellegibile (concezione dualistica dell’uomo)
-          Fuga dal corpo » l’anima deve cercare di fuggire il più possibile dal corpo anche nella vita sensibile
                                » il vero filosofo desidera la morte, la vera filosofia è “esercizio di morte
                                » la morte del corpo non danneggia l’anima ma le dà beneficio, dandole la vera vita
                                » paradosso: si può dire anche il contrario, il filosofo è colui che desidera la vera vita,
                                   a filosofia è “esercizio di vera vita” nella dimensione spirituale
                               » fuga del corpo è il ritrovamento dello spirito (questa concezione c’è nel Fedone)
                               » lo scopo della vita è quindi prepararsi alla morte (ha significato positivo), chi vive
                                  male non vorrebbe morire perché troppo attaccato alle cose materiali e false
                               » la vita assume aspetto positivo di utilità (non vivo bene = non contemplerò le idee)
                               » la felicità però non è in vita, perché è conoscenza e si acquista contemplando le idee
                               » la natura dell’uomo spinge verso l’Iperuranio, per cui ci dobbiamo preparare
-          Fuga dal mondo » (concezione presente nel Teeteto) fuggire dal mondo significa essere virtuosi e
                                     cercare di assomigliare a dio (= spogliarsi della materia che è male)
                                  » il male non può perire perché deve esserci qualcosa di opposto al Bene, non sta
                                     fra gli dei, essendo perfetti, il male risiede sulla terra, intorno alla natura mortale
                                 » assomigliare a dio: acquistare giustizia, sapienza e santità nei limiti umani
-          Purificazione dell’anima
       » ribadisce il concetto di Socrate: la cura dell’anima è il supremo compito morale dell’uomo,
          precisando che la cura sta nella sua purificazione (= andare oltre la materia = conversione)
       » quando l’anima, trascendente dei sensi, si impossessa del mondo intellegibile congiungendosi ad
           esso come a ciò che le è connaturale (l’anima torna nel posto per cui è fatta, di cui è fatta)
       » è il processo di elevazione alla suprema conoscenza intellegibile, non è contemplazione astatica,
          ma duro sforzo di ricerca e progressiva conoscenza razionale
       » la purificazione passa attraverso il processo di conoscenza delle Idee, questa è la virtù umana
       » la conoscenza passa attraverso la dialettica, che è la liberazione dal sensibile, dal materiale
       » la conversione è dal divenire sensibile, all’essere intellegibile (tutti hanno questo concetto)
-          Immortalità dell’anima
       » è necessario, per i concetti prima esplicitati da Platone, che l’anima sia immortale
       » Fedone » l’anima è capace di conosce la realtà tutta, ma per poter coglierle, deve essere immortale
                       » non riuscirebbe a conoscere le verità immutabili ed eterne quali sono le idee, se non                     
                          fosse costituita in maniera affine ad esse, che sono eterne (simile conosce simile)
                      » quindi l’anima è immutabile ed eterna, come le Idee
       » Timeo » le anime sono state generate dal Demiurgo con la stessa sostanza con cui è fatta l’anima
                         del mondo (composta di essenza, identità, diversità)
                      » le anime nascono ma non periscono mai (come tutte le cose prodotte dal Demiurgo)
                      » l’anima è la parte intellegibile, incorruttibile, positiva dell’uomo

lunedì 28 gennaio 2013

UMBERTO SABA - A mia moglie


-          Umberto Saba » dedica alla moglie una poesia in cui la descrive utilizzando lo stile comico-realistico
-          Struttura » sei strofe totale, le cui prime cinque paragonano la donna con la femmina di un animale
                     » con l’ultima strofa si ritorna come nella realtà quotidiana, riprende nello stesso momento
                        degli elementi della prima strofa dando alla poesia una carattere circolare
                     » con la ripetizioni dei versi iniziali alla fine viene indicato il punto focale della poesia,        
                        dove il poeta esprime ciò che gli sta più a cuore, il messaggio ultimo
                     » la poesia è dominata da similitudini continue
1.      nella prima strofa la donna viene paragonata ad una gallina, delineando un carattere signorile, deciso, forte, regale; poi la similitudine diventa più malinconica, triste, caratterizzando i lamenti che assomigliano ai versi soliti nei pollai
2.      nella seconda strofa viene paragonata ad una mucca per la fertilità, il poeta si offre di far tacere le sue tristezze come fa l’erba tacere i lamenti delle giovenche
3.      il paragone nella terza strofa è con una cagna, dagli occhi dolci ma dal cuore feroce, gelosa e intrattabile come questa razza, che appena viene avvicinata da qualcuno, scopre i denti
4.      con la quarta strofa il poeta fa emergere tutto il carattere più recessivo della moglie, quello che tende a rinchiudersi nel proprio dolore, nelle proprie sofferenze, come si nasconde il coniglio nell’oscurità della sua gabbia
5.      come la rondine anche la moglie torna sempre, ma a differenza dell’animale, non se ne va mai via quando scende il freddo dell’inverno e delle difficoltà. Qui c’è il primo elemento di discrepanza con il ritmo uguale costruito con le altre strofe, che introduce ai versi conclusivi della poesia. Come la rondine, anche la donna si muove leggera e annuncia la primavera
6.      la sesta strofa, quella conclusiva, che l’accosta ad una formica, laboriosa, umile e rinomata. La conclusione contiene una promessa di eterno amore, unico, saldato dal legame con Dio.
-           
Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell'andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull'erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio,
Così, se l'occhio, se il giudizio mio
non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun'altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
se l'incontri e muggire
l'odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l'erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t'offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d'un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.
Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l'angusta
gabbia ritta al vederti
s'alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest'arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un'altra primavera.

Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l'accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.

DI GIUGNO - Folgore da San Gimignano


-          Folgòre » vive dal 1280 al 1330
                   » scrive una collana di sonetti, ciascuno dedicati ad un mese dell’anno di cui esalta
                      gli aspetti dilettevoli secondo le regole del plazer provenzale
                   » corona di sonetti dedicata ai giorni della settimana
                   » corona di sonetti dedicata alle virtù del perfetto cavaliere
                   » costituisce il punto d’incontro tra cultura borghese e cavalleresca utilizzando un
                      lessico realistico per descrivere soggetti propri della poesia stilnovistica e cortese

DI GIUGNO

Di giugno dòvi una montagnetta
coverta di bellissimi arbuscelli,
con trenta ville e dodici castelli
che sieno intorno ad una cittadetta,

ch'abbia nel mezzo una fontanetta;
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardini e praticelli
e rinfrescando la minuta erbetta.

Aranci e cedri, dattili e lumìe
e tutte l'altre frutte savorose
impergolate sien su per le vie;

e le genti vi sien tutte amorose,
e faccianvisi tante cortesie,
ch'a tutto 'l mondo sieno grazïose.

-          Struttura » sonetto: due quartine a rima incrociata (ABBA), due terzine a rima alternata (CDC,DCD)
-          Vi dono » il destinatario di queste poesie è una brigata cavalleresca
-          Ferendo » uso del gerundio in luogo del participio presente
-          Dattili e lumìe » datteri e limoni siciliani

LA MIA MALINCONIA E' TANTA E TALE - Cecco Angiolieri

LA MIA MALINCONIA E’ TANTA E TALE

La mia malinconia è tanta e tale,
ch’i’ non discredo che, s’egli ’l sapesse
un che mi fosse nemico mortale,
che di me di pietade non piangesse.

Quella, per cu’ m’avven, poco ne cale;
che mi potrebbe, sed ella volesse,
guarir ’n un punto di tutto ’l mie male,
sed ella pur: – I’ t’odio – mi dicesse.

Ma quest’è la risposta c’ho da lei:
ched ella non mi vol né mal né bene,
e ched i’ vad’a far li fatti mei;

ch’ella non cura s’i’ ho gioi’ o pene,
men ch’una paglia che le va tra’ piei:
mal grado n’abbi Amor, ch’a le’ mi diène.
LA MIA MALINCONIA E’ TANTA E COSI’ PROFONDA

La mia malinconia è tanta e così profonda,
che non posso credere che, se venisse a saperlo
qualcuno che mi fosse nemico mortale,
non piangerebbe per la pietà provata nei miei confronti.

A colei [Becchina], per cui mi deprimo, importa poco;
poiché mi potrebbe, se ella lo volesse,
 far guarire in un solo istante da tutto il mio dolore,
se soltanto mi dicesse: “Io ti odio”.

Ma questa è la risposta che lei mi dà:
che ella non mi vuole né male né bene,
 e che io me ne vada a fare i fatti miei;

perché non si cura che io sia felice o addolorato,
 più di una pagliuzza che le va in mezzo ai piedi.
Sia maledetto Amore, che mi diede a lei.


-          Struttura » sonetto: due quartine a rime alternate (ABAB) e due terzine a rime alternate (CDC,DCD)
-          Malinconia » Il mio umor nero. Il termine, di origine greca, indica letteralmente la bile (khole) di
                            colore nero (mélas), che la medicina medievale collegava all’insoddisfazione del
                            desiderio di godere del lusso e dei piaceri della vita
-          Versi 2-4 » litote: figura retorica che nega il contrario di ciò che vuole affermare
                      » piangesse: è frequente l’uso del congiuntivo al posto del condizionale nell’italiano antico
                         perché in latino non venivano distinti due modi diversi, ma riassunti nel congiuntivo
                      » egli: pronome personale pleonastico, uso comune nell’italiano antico
-          Verso 5 » quella: anacoluto del pronome all’inizio della frase, evidenzia l’importanza della donna
-          Verso 6 » sed: forma eufonica di “se” davanti a vocale, come il ched, “che”, ai versi 10-11

S'I' FOSSE FUOCO, ARDEREI 'L MONDO - Cecco Angiolieri


-          Cecco Angiolieri » vive tra il 1260 e il 1313 a Siena e delinea tre filoni principali
                                   » vicende del suo amore con la diabolica Becchina (dialoghi drammatici)
                                   » odio verso i genitori (soprattutto verso suo padre Angioliero, uomo avaro)
                                   » battaglia contro la malinconia (chiamata “monna Malinconia”)
                                   » esprime tutto il suo vitalismo nel corpus, con la sua sanguigna pasione per la vita,
                                      che ha il suo apice nel sonetto “S’i’ fosse fuoco”

S’I’ FOSSE FOCO, ARDEREI ‘L MONDO

S'i' fosse foco, arderei 'l mondo
S'i' fosse foco, arderei' il mondo;
s'i' fosse vento, lo tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil en profondo;
s'i' fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti ' cristiani embrigarei;
s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.
S'i' fosse morte, andarei da mio padre;
s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi' madre.
S'i' fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.
SE IO FOSSI FUOCO, BRUCEREI IL MONDO

Se io fossi fuoco, brucerei il mondo
se io fossi fuoco, brucerei il mondo;                   se io fossi vento lo devasterei con tempeste;       se io fossi acqua, io lo annegherei;                       se io fossi Dio, lo farei sprofondare;                    se io fossi papa, allora sarei allegro,                          perché metterei nei guai tutti i cristiani;              se io fossi imperatore, sai cosa farei?         taglierei la testa a tutti coloro che avessi intorno. Se io fossi la morte, andrei da mio padre;
se io fossi la vita, sfuggirei da lui:
farei nello stesso modo anche con mia madre.
Se io fossi Cecco, come io sono e fui,
prenderei le donne giovani e belle:
le vecchie e brutte le lascerei agli altri.

-          Verso 2,6,8 » forme dialettali senesi “tempestarei”,“imbrigarei”, “mozzarei” con
                           » passaggio da –er ad –ar
-          Versi 9-10 » antitesi tra concetto di vita e di morte
-          Versi 13-14 » antitesi tra donna bella e brutta con la presenza di un
                           » chiasmo (verbi all’esterno, complementi all’interno)
-          Struttura » sonetto: due quartine a rime chiastiche (ABBA) e due terzine a rime alternate (CDC,DCD)

LA POESIA COMICO-REALISTICA - letteratura italiana


LA POESIA COMICO-REALISTICA

-          E’ l’esito di un esperimento letterario a opera di un gruppo di poeti siculo-toscani che sperimentano una poesia originale
-          Siculo-toscani » erano sparsi tra l’Umbria, la Sicilia e la Toscana
                              » sono quei poeti che hanno trascritto le poesie della scuola siciliana
                              » nel 1300 trascrivono le vite dei santi, agiografia (= testi sacri) e romanzi francesi
                              » fanno un esperimento rudimentale di prosa narrativa con la forma delle novelle
-          Poeti importanti » fiorentino Rustico Filippi
                                  » senese Cecco Angiolieri
                                  » Folgòre da San Gimignano
-          Forma metrica » vien utilizzato esclusivamente il sonetto
-          Temi » visione del mondo borghese, pratica, utilitaristica, dominata dagli istinti “bassi
               » vengono messi in rilievo gli aspetti fisici e carnali della passione amorosa
               » la donna stilnovistica, che dona salvezza, qui viene sostituita dalla “femmina
                  interessata al soldo, diabolica, sensuale, provocante, che danna l’uomo che la vede
               » viene composta una frattura tra amore e religione, che erano stati uniti nello Stil novo
               » desiderio di avere denaro, trastulli della taverna (vino, cibo), sono temi ricorrenti
               » enueg = rovesciamento del plazer (= elenco di cose che danno piacere, viene dal provenzale)
               » sono presenti anche invettive, maledizioni contro tutto ciò che ostacola il piacere e il lusso:
                  padri avari, donne che non si concedono, la miseria » frequenti vituperii
-          Forma espressiva » grossolanità, immediatezza espressiva (comico non significa “divertente”)
                                   » è il contrario dello stile sublime (in mezzo tra i due c’è quello medio o elegaico)
                                   » viene scelto un registro linguistico basso affine al parlato che rispecchia la scelta
                                      dei temi che si riferiscono all’esperienza della vita quotidiana
                                   » ricorrenti antitesi ed anafore che conferiscono un andamento mosso, brioso per
                                      la presenza rispettivamente di elementi contrastanti e di ripetizioni ossessive
                                   » frequenti vituperii nelle invettive contro l’ostacolo del godimento
                                   » presenza di dialoghi frenetici e teatrali, sono tutti segni di una perizia letteraria
                                   » frequente presenza di iperboli che esagerano, anche comicamente, le situazioni
                                   » presenza della lingua parlata e di espressioni dialettali

domenica 27 gennaio 2013

IL DOLCE STIL NOVO - letteratura italiana


STIL NOVO
LUOGHI
-          Bologna » patria di Guido Guinizelli
-          Firenze » Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Cino da Pistoia, Lapo Gianni, Dino Frescobaldi

LINEA DEL TEMPO

1230/40-1276
1230/40-1291/1300
1248-1251
1252-1256
1260
1260-1313
1266
1265-1267
1267-1280
1274
1280-1330
1282
1289
1300


1301
1303-1306
1336/1337
» vita di Guido Guinizelli
» vita di Rustico Filippi
» prima cacciata dei guelfi a Firenze e riammissione tre anni dopo
» vittoria dei fiorentini su Pisa e Siena
» sconfitta dei guelfi con la battaglia di Montaperti
» vita di Cecco Angiolieri
» ritorno dei guelfi a Firenze dopo la vittoria nella battaglia di Benevento
» tencione: polemica tra Guinizelli e Bonagiunta (scambio di sonetti)
» periodo di stabilità di Firenze sotto il governo guelfo
» esilio di Guinizelli
» vita di Folgore da San Giminiano
» priorato delle arti a Firenze
» battaglia di Campaldino: vittoria dei guelfi fiorentini contro i ghibellini d’Arezzo
» zuffa di Calendimaggio: netta separazione tra guelfi neri e bianchi
» esilio di Cavalcanti da Firenze (24 giugno)
» morte di Cavalcanti (27 agosto)
» papa Bonifacio VIII fa occupare Firenze da Carlo di Valois
» esilio di Cino da Pistoia per il prevalere nella città dei guelfi bianchi
» morte di Cino da Pistoia

CARATTERISTICHE
  1. la poesia è un’ispirazione interiore, autonoma dagli eventi contingenti
      » trascende il quotidiano, è lontana dalla poesia convenzionale ed occasionale
  1. c’è un rapporto stretto tra amore e cuore gentile, la natura “nobile”, “gentile”
      » l’amore può aderire solo ad un cuore gentile e chi è nobile d’animo è sempre capace d’amore
  1. si esalta quindi la nobiltà di cuore, non quella di sangue (come per la poesia lirica provenzale)
      » il valore dell’uomo non si misura più con il cento, con il grado sociale, ma con il proprio cuore
  1. l’argomento, come quello della lirica provenzale è quello amoroso (per questo chiamato “dolce”)
      » l’amore è il centro dell’esperienza esistenziale del poeta stilnovista, è quella forza che “detta”
      » nel canto XXIV del Purgatorio, quando Dante agens incontra il poeta siculo-toscano Bonaggiunta,
        questo gli chiede chi sia e Dante risponde “I’ mi son’u che quando amore spira, noto, e al modo
        ch’ei ditta dentro, vo’ significando” » definizione di Stil novo
      » il poeta diventa quindi colui che, ispirato dall’amore, traduce in segni scritti ciò che gli dice
      » si prende ispirazione da un lavoro del medioevo: il dectator era colui che dettava il libro, l’opera da
         ricopiare a colui che la trascriveva, e questo viene comparato al lavoro dei poeti
  1. la poesia nasce da un’ispirazione esperienziale » tema della poesia è un’esperienza reale del poeta
      » questo elemento non era minimamente presente nella poesia lirica provenzale (totale invenzione)
      » la poesia diventa quindi un aiuto per affrontare la realtà, per porsi davanti ad essa con giudizio

FORMA
-          Viene privilegiato, nella scrittura delle poesie in questo nuovo stile, il sonetto (nasce nel 1265-67)
-          Requisiti » per comprendere l’esperienza d’amore vissuta bisogna avere delle conoscenze necessarie
                      » scientia, doctrina et ars = conoscenze di ambito scientifico, generale e stilistico
                      » necessarie per comprendere la complessità dei moti interiori e tradurli in parole adeguate
-          Sottigliezza » è il carattere filosofico e intellettualistico della poesia
                          » permette di tradurre in parole ciò che viene ispirato interiormente
-          Dolcezza e leggiadria » allontanamento dallo stile aspro, provenzale e siciliano
                                          » scelta lessicale “alta” che esclude tutte le inflessioni dialettali
-          Temi = “amore, donna, disio, virtute, donare, letitia, salute” (cit. De vulgari eloquentia, Dante)

giovedì 24 gennaio 2013

LESSICO UNIT 6 - inglese


Crowded = affollato ; aggettivo
Tense = teso ; agg
My nerves are on edge = i miei nervi sono tesi ; espr
Handbook = libro tascabile ; nome
Seldom = raramente ; avv
Bother = infastidire, disturbare; verbo
Tend = protendere, tendere; verbo
Bond = legame; nome
Check = registrarsi (in un hotel); verbo
Go over = superare; verbo
Take in = capire; verbo
To burts into tears = scoppiare in lacrime; espr
Press = stampa; nome
Deal with = affrontare ; verbo
Behave = comportarsi; verbo
Fairly = abbastanza; avv
Pick = spizzicare; verbo
Guilt = colpa; nome
Cope = affrontare, gestire; verbo
Make it clear = mettere in chiaro; espr
Point put = evidenziare, mostrare; verbo
Pros and cons = pro e contro; espr
Tabloid newspaper = giornale scandalistico ; nome
Recurring = periodico, costante, incessante; agg
Bloke = tipo, modello; nome
Turn upside down = capovolgere ; verbo
Gain = guadagnare ; verbo
Convertible = decapottabile (auto); nome
Fat = grande; agg
Top of the range = il top della gamma; espr
Masseur = massaggiatore; nome
Entirely = interamente, comletamente; avv
Sailing = vela; nome
Skilled = abile ; agg
Spot = luogo, punto; nome
Sort out = risolvere; verbo
Massive = imponente; agg
Chance = scelta; nome
Frankly = francamente; avv
Upwards = in su; avv
Live off sth = vivere di qualcosa; verbo
Develope = svilupparsi; verbo
Bountifully = generosamente; avv

martedì 22 gennaio 2013

UNIT 6 - lessico testo


UNIT 6 – lessico testo
Quote = citazione
Seldom = raramente
Bother = darsi il disturbo
Tend = tendere, propendere
Hold = tenere, contenere
Bond = legame
Check = controllo, assegno
Burst = scoppio
Press = stampa
Fairly = abbastanza
Pick = scegliere / cogliere / cercare / togliere / stuzzicare / pulire
Cope = gestire, fronteggiare
Confidence = fiducia
Point out = indicare, evidenziare, precisare
Pros and cons = pro e contro
Go over = superare
Chances = possibilità
Relations = parenti / relazioni
Tabloid = giornale scandalistico
Such = del genere
Otherwise = altrimenti
Leak out = trapelare
Recurring = periodico
Bloke = tipo
Turn upside down = capovolgere
Gain = guadagnare

UNIT 6 - testo


UNIT 6 - QUOTE

Di solito arrivo a trovare circa otto adulti seduti ad aspettare, più molti bambini. È sempre una stanza affollata e l’atmosfera è piuttosto tesa. Anche i miei nervi sono tesi. La prima cosa che dico è “Posso togliermi la giacca?” e loro dicono sempre “Gradirebbe una tazza di tè?”

Poi li lascio, avendo dato loro un piccolo libro tascabile che noi abbiamo preparato chiamato “All’improvviso-sei tu!”. Raramente si danno il disturbo di leggerlo ma tendono a sentire che tenendolo hanno stabilito una sorta di legame con noi – l’intera faccenda diventa per loro più reale perché hanno veramente qualcosa nelle loro mani.
Faccio l’assegno in un hotel locale, lasciandoli a parlare tra di loro, poi ritorno dopo di sera. In questa seconda visita di solito devo attraversare tutti gli stessi punti che ho fatto a riguardo. Sembra che non riescano a capire a causa dello shock.

I vincitori di solito scoppiano in lacrime quando la stampa chiama. Se sono ancora nella casa, vado sempre verso la porta e affronto i reporter. In tanti modi, le conseguenze di una vincita improvvisa è simile a quella di una morte improvvisa nella famiglia. Immediatamente, tutto nelle loro vite cambia. C’è confusione, ansia, panico emozionale – loro non sanno cosa fare dopo, cosa conterrà il futuro, come comportarsi o dove andare.
Il comportamento dei vincitori al jackpot della prima settimana è abbastanza comune. Non saranno capaci di dormire, spizzicheranno il loro cibo. Curiosamente ci può anche essere un senso di colpa. A volte diranno “Non volevo vincerne così tanti, sai com’è. Se ne avessi vinti di meno, sarei stato più felice. Perché è successo a me?”

La maggior parte delle persone compra biglietti della lotteria per il piacere di farlo, non si aspettano mai di vincere davvero. Se vincono tanti soldi, loro non sanno come gestirli. Così è vitale per me di prendere il mio tempo, andare piano, ripetere tutto. Se appaio di essere controllato, ciò dà loro più fiducia.
La questione più importante che mi viene chiesta dai vincitori è “Quando riceveremo i soldi?” di solito sono sorpresi quando rispondo loro “Domani!” ma è vero. Se portano i loro biglietti agli uffici regionali di Camelot di lunedì, prenderanno i soldi, immediatamente.

Faccio sì che sia chiaro a loro che deve essere decisione completamente loro. Io cerco solo di far notare loro i pro e i contro. Supero le possibilità per loro di tenere la loro vincita segreta. Chiedo a quanti amici e parenti lo hanno già raccontato – che di solito sono tanti- e loro dicono “Ma se  a qualcuno dei nostri amici viene chiesto di dare informazioni, non parleranno.” A loro non piace quando suggerisco il contrario. Una volta, due giornali scandalistici hanno offerto 10,000 dollari per informazioni del genere. Ci sono davvero poche persone che riescono a resistere a questo tipo di tentazione, amici o no.
Parlando personalmente, se vincessi il jackpot lo direi pubblicamente. Con fortuna, riesci a controllare la pubblicità. Altrimenti, eventualmente trapelerà e non avrai il controllo. Uno dei miei vincitori è riuscito a mantenerlo segreto per molto, ma mentalmente è in uno stato terribile. È paranoico – pensa che le persone lo stiano seguendo, è sospettoso di tutti, non riesce a dormire per constanti incubi. Ha paura di comprarsi una macchina nuova nel caso in cui la gente incominci a fargli domande. Il tipo di vita modesto è stato capovolto e lui non ci ha ricavato nulla, a parte i soldi nella banca, ovviamente.

domenica 20 gennaio 2013

DONNA DE PARADISO - Iacopone da Todi


IACOPONE DA TODI

-          “Iacopone” è un soprannome, conferitogli per il suo temperamento esoso, focoso, incontinente. In realtà si chiamava Iacopo de’ Benedetti
-          Nasce a Todi, tra Perugia e Terni, nel 1236 e muore circa nel 1306
-          Segue gli studi giuridici e probabilmente ha lavorato anche da notaio per qualche anno
-          Era un uomo sposato, borghese, scapestrato, che amava il lusso, le feste e la moglie
-          Nel 1268 entra come frate laico a far parte dell’ordine minoritico francescano
      » la sua vocazione è adulta, si converte dopo che, durante una festa, la moglie rimane uccisa a
         seguito del crollo del soffitto di casa sua
      » non è tanto l’evento traumatico a farlo convertire quanto la scoperta che la moglie indossava il
         cilicio (= strumento penitenziario per ricordare che si è fatto per Cristo)
      » scopre quindi che la moglie aveva una vita spirituale che lui non conosceva, e indossava il cilicio
          per lui, che non era credente. La moglie compensava alla sua dimenticanza di Dio soffrendo per lui
-          Entra a far parte della corrente degli spirituali (molto vicini all’ex papa Celestino V)
      » Bonifacio VIII, eletto papa nel 1294, non approva questa decisione di mettersi in una
         corrente così vicina al suo predecessore, così iniziano polemiche tra i due
      » lo scontro si spinge finché il papa scomunica Iacopone, liberato dal papa seguente Benedetto XI
      » è il “poeta ufficiale” degli spirituali, le sue poesie assumono quindi anche un ruolo propagandistico

DONNA DE PARADISO
-          Iacopone rivendica la presenza del mistero, del mistico nel mondo
-          Il popolo viene messo da lui al centro inteso come auditorio, platea da raggiungere
      » già S. Francesco ricorre alla gestualità e all’espressività, alle forme linguistiche popolaresche
      » anche Iacopone segue questo filone, ricorre ad elementi teatrali nel genere della lauda drammatica
      » questo è il primo documento che abbiamo della letteratura drammatica italiana
-          Lauda drammatica » è quella composizione poetica destinata alla recitazione (da δράμμα
                                        greco, che significa appunto “dialogo”)
                                     » veniva letta e rappresentata durante la settimana santa
                                     » sacre rappresentazioni = drammatizzazioni del Vangelo o della vita dei Santi
-          Contenuti » trae spunto dal racconto evangelico della Passione di Cristo e ha come centro il pianto
                           della Vergine chiamata ad assistere alla morte del figlio
                       » viene descritta la cattura, la condanna, la crocifissione con gli occhi della Madonna
                       » il dialogo è tra un nunzio (che poi si scoprirà essere Giovanni), Maria e Gesù
                       » la voce di Maria è costante in tutta la lauda, come se la Madonna si rivolgesse al lettore
-          Lingua » dialetto umbro
                   » tutte le parole scelte indicano un campo semantico del dolore fisico, carnale
-          Schema » lauda drammatica in forma di ballata
                    » strofe di quartine (rime aaay), il ritornello è una terzina (rime bbby…), tutti settenari
                    » ricorrono molte rime imperfette (= rima che presenta la vocale diversa, risultato di una
                       riforma grafica attuata in seguito)
          POESIA
 
«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è pr
eso
Iesù Cristo beato.

Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;
5
credo che lo s’occide,
tanto l’ho flagellato»

«Como essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
10
om l’avesse pigliato?».

«Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
fatto n’à gran mercato».
15

«O Pilato, non fare
el figlio meo tormentare,
25
ch’eo te
pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».

«
Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo la nostra lege
30
contradice al senato».

«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
de que avete pensato».
35

«Traiàn for li latruni,
che sian soi compagnuni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».

«O mamma, o’ n’èi venuta?
Mortal me dà’ feruta,
85
cà ’l tuo plagner me
stuta
ché ’l veio sì afferato».

«Figlio, ch’eo m’aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
Figlio, chi tt’à firito?
90
Figlio, chi tt’à spogliato?».

«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve mei compagni,
ch’êl mondo aio aquistato».
95

«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’el fiato.

C’una aiàn sepultura,
100
figlio de mamma
scura,
trovarse en
afrantura
mat’e figlio affocato!».

«Mamma col core afflitto,
entro ’n le man’ te metto
105
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.

Ioanni,
èsto mea mate:
tollila en caritate,
àginne pietate,
110
cà ’l core sì à furato».

«Figlio,
l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio
attossecato!115

Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,120
figlio volto iocondo
,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’e piacente,
figlio de la dolente,
125
figlio àte la gente
mala mente trattato.

Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
Ora sento ’l coltello130
che fo profitizzato
.

Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».
               ANALISI

» rima imperfetta eso/iso



» qui sta parlando Giovanni







» ha valore impersonale (on francese)








» forma tipica dell’Italia meridionale
» scambiare -u- per -o- era tipico nell’
   Italia centrale arcaica
» eco biblica (vangelo di Luca)
















» dal latino extutare, è voce dialettale


» richiama alla figura della Trinità, ed è
  anche analoga a quella che si trova in
  Dante nell’invocazione alla Vergine
  nell’ultimo canto della Commedia
  “Vergine madre, figlia del tuo figlio”.
» non era mai successo che in uno scritto
   Gesù chiamasse Maria “mamma”, c’è   
   un’immedesimazione semplice e   
   profonda nella vicenda







» perché scurita dal dolore (nel centro-
   Italia si adora la Madonna scura »
  caratteristica umbra in risalto)
» lemma tipico di Iacopone







» latinismo, forma locale ancora presente
    nell’umbro moderno


» forma arcaica ancora consueta


» dall’aceto che Gesù bevve sulla croce,
   vocabolo che viene dal latino toscum






» qui si rivolge a lui come quando era
   bambino, vediamo la scena dagli occhi
   di una madre che rivuole il suo piccolo






» nel vangelo dell’infanzia di Gesù ci
  sono due profezie che preannunciano il
  dolore che dovrà sopportare Maria
1)   Simone alla presentazione nel tempio
     secondo il Vangelo di Luca
2)   Quando Maria lo ritrova a discutere con i sapienti nel tempio
           PARAFRASI

“Signora del Paradiso,
tuo figlio Gesù Cristo beato,
è stato preso.

Accorri, donna, e guarda
come la gente lo percuote;
credo che lo uccideranno,
tanto l’hanno flagellato.”

“Come può essere
che mi abbiano preso
Cristo, la mia speranza,
dal momento che non commise peccato?”

Mafonna, egli è stato tradito,
Giuda l’ha venduto;
ne ha ricavato trenta denari,
ci ha fatto un buon affare.”

“O Pilato, non fare
tormentare mio figlio,
perché ti posso dimostrare
che è stato accusato a torto.”

“Crocifiggi! Crocifiggi!
chi si fa re,
secondo la nostra legge
si oppone al senato.”

“Prego che mi ascoltiate,
che pensate al mio dolore!
forse allora cambierete
opinione.”

“Tiriamo fuori i ladroni,
che siano suoi compagni;
lo si coroni di spine,
visto che si è chiamato re!”

“Mamma, dove sei venuta?
ciò mi dà una ferita mortale,
perché il tuo pianto mi uccide,
perché lo vedo così tormentoso.”

“Figlio, ne ho ben ragione,
figlio, padre e marito!
figlio, chi ti ha ferito?
figlio chi ti ha spogliato?”.

“Mamma perché ti lagni?
voglio che tu rimanga,
e che tu conservi i compagni
che ho acquistato in questo mondo”.

“Figlio non dire così!
voglio morire con te,
non me ne voglio andare
finché non trarrò l’ultimo respiro.

dovremo avere una sola sepoltura,
figlio di mamma infelice,
dovranno trovarsi nel supplizio
la madre e il figlio soffocato!”.

“Mamma con il cuore afflitto,
ti metto nelle mani
di Giovanni, il mio prediletto,
e sia per te come un figlio.”

“Giovani, ecco mia madre:
prendila per carità filiale,
abbine pietà,
perché ha il cuore trafitto”.

“Figlio l’anima ti è uscita dal corpo;
figlio della donna sgomenta,
figlio della donna disperata,
figlio avvelenato!

Figlio candido e rubicondo,
figlio senza uguali,
figlio, a chi mi appoggerò?
figlio mi hai lasciato del tutto”

figlio candido e biondo,
figlio dal volto giocondo,
figlio, perché ti ha il mondo
figlio, così disprezzato?

Figlio dolce e amato,
figlio di una donna addolorata,
figlio la gente
ti ha trattato male.

Giovanni, nuovo figlio,
è morto tuo fratello.
ora sento la spada
che mi fu profetizzata.

Muoiano insieme madre e figlio
straziati dalla stessa morte,
che si trovino abbracciati
la madre e il figlio impiccato!”.