Pagine

giovedì 28 novembre 2013

FILIPPO II - storia

FILIPPO ΙΙ

-    Carattere » uomo cupo ed incline all’isolamento, a differenza del padre, non si mosse dalla Castiglia
-    Capitale a Madrid e organizzazione del potere
» è una decisione amministrativa importante, segno del carattere cupo e serio di Filippo, che a differenza
   del padre che viaggiò sempre per tutto il suo Impero » Madrid era un piccolo villaggio castigliano isolato
» traccia le diagonali del suo impero e il punto d’incontro delle rette è proprio a Madrid » centralità
   geografica ma senza alcun valore tradizionale, commemorativo, ideale
» viene messa in primo piano la funzionalità e vengono abbandonati i sentimentalismi e gli ideali
» cambia il concetto di potere » Filippo II è il primo sovrano moderno (si dice che è 1° monarca assoluto)
                                                » autoritario: il sovrano non è sottomesso alla legge, ma ne è al di sopra
» organizzazione potere » la corona è affiancata dai consigli (sono gli odierni ministri)
                                       » rimanendo fermo nel suo palazzo-monastero dell’Escorial governa tutto l’Impero
                                       » potere accentrato nelle mani di un unico, che amministra grazie ad una rete di
                                          funzionari sparsi per i suoi domìni (nel medioevo c’era il sistema feudale)
                                       » gode di poteri assoluti sui beni e sulle persone dei sudditi
» re-clero » era il capo della Chiesa ed esercitava poteri vasti sul clero tanto da farne un settore della
                   burocrazia statale, nonostante rispettasse l’autorità del papa
                » usufruiva del diritto di presentazione che gli consentiva di nominare vescovi di suo gradimento
                   alla guida delle diocesi con cui esercita un controllo amministrativo
                » l’Inquisizione spagnola dipendeva direttamente dalla corona » gli attribuì fama di persecutore
-    Strumentum regni
-    I problemi del governo
1.      corruzione dovuta alla vendita dei titoli
» l’attività governativa era affiancata da una serie di Consigli (ministeri tipici di uno Stato moderno)
» c’era il Consiglio della Guerra, dell’Inquisizione, quelli che gestivano i singoli territori
   dell’Impero a cui corrispondeva una piramide di funzionari, impiegati, dipendenti di vario genere
» reclutamento avveniva normalmente attraverso la vendita delle cariche
» l’aspirante ad un posto statale non si doveva qualificare per capacità e merito, ma doveva sborsare
   un’ingente somma di denaro, che l’Impero accoglieva volentieri vista la continua necessità di liquidi
» una volta nominato, cercava di recuperare la somma alle spese dei ceti più umili
» corruzione e conflitti d’interesse erano all’ordine del giorno (non si ricerca il bene comune)
» la stessa struttura burocratica fu riprodotta nelle colonie americane, fu trapiantato il tribunale
   dell’Inquisizione, creata una struttura ecclesiastica forte » gli indigeni non possono far parte del clero
2.      inadeguatezza dell’economia spagnola
» dopo il 1560 iniziano ad affluire grosse quantità di oro e di argento dal Perù e dal Messico
» il settore manifatturiero e commerciale era a livelli piuttosto bassi
» i soldi non venivano investiti in attività produttive ma venivano subito spesi, arricchendo gli altri
» il sistema amministrativo non era efficace » conseguenze pesanti sull’economia
» l’agricoltura non era in grado di provvedere nemmeno al fabbisogno delle popolazioni iberiche
» nella classe dirigente permanevano pregiudizi contro le attività imprenditoriali, si inseguivano ideali
   cavallereschi, si praticava uno stile di vita caratterizzato dallo sfarzo e dallo spreco
» concezione del lavoro come un’attività sporca, da pezzenti » preferiscono lasciarlo alle altre potenze,
   che così si arricchirono » “Tutto il mondo serve Madrid mentre Madrid non serve nessuno
3.      inflazione
» l’oro e l’argento che consentivano l’intervento militare della Spagna, garantendone il ruolo di
   potenza mondiale, provocarono l’aumento dei prezzi a seguito dell’aumento della domanda
» domanda = quantità di beni richiesta sul mercato
» maggiore disponibilità dei metalli preziosi aumenta la domanda delle merci, ma non corrispondeva
   ad un adeguato incremento dell’offerta che l’apparato produttivo non era in grado di assicurare
» domanda si riversa sui mercati esteri » afflusso delle merci straniere appariva come segno di potenza
» la Spagna era costantemente indebitata e per tre volte Filippo II dichiarò la bancarotta che comporta
   la mancata restituzione dei capitali avuti in prestito
» con tanti soldi, in mano solo ad alcuni, e poca produzione la moneta perde di valore = inflazione
» per un povero l’inflazione è grave perché il suo potere d’acquisto diminuisce
4.      commercio, monopolio e contrabbando
» il commercio tra madrepatria e colonie era sottoposto a una serie di restrizioni pesanti
» le colonie non potevano commerciare né con stranieri né tra di loro (per non arricchire i nemici)
» tutti i traffici dovevano passare per il porto di Siviglia, dove venivano controllati
» il trasporto delle merci era sottoposto al monopolio (offerta di un bene è sotto il controllo di un unico
   soggetto che ne può decidere il prezzo) regio
» la povertà della produzione costringeva ad eludere i divieti e procurarsi altrove le merci necessarie
» questa pratica di commercio illegale è il contrabbando (ampia diffusione a discapito dell’Impero)
5.      overstretching
» le dimensioni dell’Impero erano così grandi e le guerre così numerose che l’amministrazione
   richiede risorse continue, di cui l’Impero non dispone per la mancanza di un sistema produttivo
   efficiente che rifornisse continuamente e sostenesse l’economia
» un impero vasto esige di una quotidiana trasmissione di ordini e notizie, che richiede grandi somme
» la dispersione mondiale dei territori li rendeva difficilmente governabili
6.      lentezza delle comunicazioni
» la velocità di comunicazione delle notizie era la stessa nell’antichità con le navi greche (no sviluppo)
» gli spostamenti erano caratterizzati dalla durata e dalla variabilità dei tempi di percorrenza
» il clima aveva una grande incidenza » nessun progetto poteva esser elaborato sulla tempistica
» la circolazione degli uomini e notizie era molto costosa (un messaggio = paga annua di un insegnante)
» la notizia era una merce di lusso, non per un’ordinaria amministrazione
» queste difficoltà riguardavano tutti, ma erano più influenti sui territori dispersivi come l’Impero
-    La pirateria
» pirateria = attività marittima illegale che mira all’attacco di navi merci depredandone il carico
» da tempo era aperta la lotta tra cristiani e musulmani, ora identificata nella lotta tra Impero ottomano e
   Regno di Spagna » entrambi stati fondati sul potere assoluto del loro sovrano
» entrambi avevano un potenziale bellico che si equivaleva » confronto militare non si era mai interrotto
» non si limita all’attacco navale, ma anche saccheggio dei villaggi costieri, schiavizzando la popolazione e
   chiedendo il riscatto, oppure arruolando gli uomini come rematori sulle navi
» 1560 » i turchi avevano sconfitto a Ceuta la flotta spagnola
» 1565 » i turchi assediano Malta ma senza riuscire ad espugnarla
» rimaneva il continuo conflitto fondato sull’attività della pirateria
» pirateria musulmana » caratteristica di agire con grosse formazioni navali adatte a fronteggiare qualsiasi
                                        situazione e a condurre operazioni militari » erano il terrore delle coste
                                    » saccheggiarono Andaliusia, Portogallo, le rotte intorno alla Sicilia, Calabria,
                                       Genova, Savona, Corsica, isola d’Elba, stretto di Gibilterra
                                    » nei primi decenni del ‘600 anche nell’oceano, in Inghilterra, Francia, Islanda
                                    » base operativa = Algeri, dove confluivano tutti i beni saccheggiati ovunque, era
                                       un centro di smistamento di merci, luogo di incontro di mercanti anche cristiani
» pirateria cristiana » le città che vi si dedicavano: Pisa, Napoli, Messina, Palermo, Trapani, ma soprattutto
                                   Livorno, “l’Algeri cristiana” e Malta, sede dei cavalieri di Malta, eredi dell’antico
                                   ordine cavalleresco medievale » attacco sia ai musulmani che alle città cristiane
                                » a Malta ci sono i cavalieri ospedalieri (cavalieri del santo sepolcro), a cui Carlo V nel
                                   1530 affidò l’isola di malta come base » l’isola controllava tutte le rotte del Mediterr.
» le rotte erano scosse da un groviglio di aggressioni a catena » pirateria era una rete chiunque navighi
-    La corsa
» la corsa è una pirateria riconosciuta ed autorizzata da un’autorità politica » distinzione sottile dai pirati
» le potenze in guerra la utilizzavano per danneggiarsi reciprocamente
» la pirateria era quindi un fenomeno ambiguo e tollerato a livello ufficiale
» esistevano norme di comportamento internazionale a cui le potenze principali si attenevano
-    La lotta contro i turchi
» 1570 » Selim II (successore di Solimano il Magnifico) occupa Cipro con un lunghissimo assedio, zona  
              strategica, dominio veneziano» il mondo cattolico si riscuote
            » l’assedio si conclude con la resa obbligata per inferiorità numerica e una promessa d’immunità,
               poi disattesa (il capo della piazzaforte viene spogliato delle armi ed impagliato davanti a tutti)
» Lega santa = papa Pio V che la costituisce, Spagna, Venezia con il fine di sconfiggere definitivamente i
   turchi» la Francia non partecipa perché tradizionalmente legata ai turchi (non guasta i rapporti favorevoli)
» 1571 » battaglia di Lepanto (città greca all’imboccatura del golfo di Corinto) » netta vittoria cristiana
           » una flotta guidata da Giovanni d’Austria (fratellastro Federico II) infligge una sconfitta ai turchi
              » superiorità dell’artiglieria e delle armi da fuoco leggere + cattive condizioni e scarsezza di
                 energie e risorse dei turchi, stanchi dalle scorribande nell’Adriatico determinarono la vittoria
           » i cristiani utilizzarono le nuove navi veneziane (galeazze) armate di cannoni
           » la flotta cristiana si era disposta a croce per sfondare la linea nemica, i musulmani a mezzaluna
              » il cristianesimo mostra grande vitalità nonostante l’estenuante lotta con il protestantesimo
              » da ora in poi finisce la superiorità militare dell’islam, per la prima volta la tecnologia occidentale
                 si rivela superiore a quella orientale, e sarà così da ora in avanti (le armi che i cristiani avevano
                 preso ai turchi a Lepanto non sono state più riutilizzabili per la scarsezza del materiale)
» conseguenze » notizia della vittoria suscita un’ondata di entusiasmo nei paesi cristiani
                        » militarmente i turchi si ripresero presto, ricostruirono una flotta e stipularono una pace
                           separata con Venezia, che concesse loro il dominio a Cipro
                        » la presenza musulmana nel mediterraneo venne meno, si spostarono sul fronte persiano
                        » con la battaglia di Lepanto ha fine l’incubo dei musulmani (Pio V scrive l’Ave Maria ed il
                           giorno della battaglia, 7 settembre, viene dedicato alla Madonna e alla commemorazione)
                        » vengono liberati molti schiavi cristiani, le loro catene vengono portate in pellegrinaggio e
                           fuse per costruire le aste del cancello del santuario di Loreto
                        » rinasce lo spirito della crociata » si scatena la persecuzione dei moriscos (= arabi che
                           prima del 1492 erano giunti in Spagna e si erano convertiti forzatamente al cristianesimo)
                           di cui si erano scoperti complotti di natura islamica, ed i marrani, entrambi vitali per il
                           commercio spagnolo » convertiti apparentemente, ma praticavano ancora il vecchio culto
                        » traffici nelle reti mediterranee diventano più sicure quindi più fiorenti
                        » conseguenza politica = occidente mostra la sua superiorità strategica e tecnica
-    Filippo II sul trono portoghese
» 1578 » il re del Portogallo Sebastiano Braganza attaccò il sultano musulmano del Marocco
            » la spedizione mal preparata si concluse in una disastrosa sconfitta ad Alcazarquivir, dove morì
» 1580 » il successore più prossimo era Filippo II, zio del defunto
               » appoggiato dai mercanti portoghesi che vedevano nell’unione tra Spagna e Portogallo l’occasione
                   per entrare in una vasta rete di traffici
-    I Paesi Bassi
» sono un’area corrispondente agli odierni stati d’Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia settentrionale
» costituivano un complesso territoriale eterogeneo, con 17 province
» il potere era affidato ad assemblee provinciali (gli “Stati”) e da un parlamento comune, gli Stati generali
» nelle singole province c’erano profonde differenze linguistiche, culturali, economiche
» gli abitanti non sopportavano la presenza spagnola
» motivi » di ordine fiscale; i sudditi non tolleravano il pressante fiscalismo che produce malcontento
              » di ordine politico; i nobili non tolleravano le interferenze nelle questioni interne viste come
                 limitazione al potere autonomo degli Stati » erano abituati all’autogoverno
              » di ordine religioso; nei Paesi Bassi si era diffuso il calvinismo, il sud era invece cattolico
              » Filippo intraprese una politica di persecuzione a danno dei calvinisti ed elaborò un piano di
                 riorganizzazione della Chiesa che prevedeva l’istituzione di 14 episcopati di nomina regia
              » mirava ad accrescere il potere della corona immettendo uomini di sua fiducia negli Stati
-    La rivolta dei Paesi Bassi
» 1566 » delle masse popolari sobillate dai calvinisti saccheggiarono chiese e conventi
            » il re inviò il migliore dei suoi generali, il duca d’Alba
» il duca d’Alba eseguì con massima serietà e rigore gli ordini di Filippo punendo i rivoltosi, eliminando
   gli eretici, ripristinando la regolarità del prelievo fiscale » Filippo reagisce con durezza inaudita
» Filippo non reagisce rispondendo alle cause del malessere, ma imponendo la sua autorità nella
   repressione militare sistematica » ottiene il risultato opposto da quello sperato perché applica violenza
» i metodi spietati con cui è stata repressa la rivolta ottennero come risultato l’inasprirsi del conflitto
» la rivolta assume i connotati di una guerra » i ribelli sono appoggiati dai nobili, anche cattolici
                                                                       » questi nobili sono chiamati “pezzenti”, tra cui il più ricco,
                                                                          Guglielmo I di Nassau, principe di Orànge (presso Avignone)
» Guglielmo I di Nassau diventa capo della ribellione
» 1572 » fu nominato di ribelli governatore delle provincie del Nord, sottratte dal dominio spagnolo
» i soldati spagnoli compiono un tremendo saccheggio della città Anversa, inferociti per non aver ricevuto
   la paga » suscitano un’ondata di indignazione così grande da superare le differenze religiose
» 1576 » unione di Grand tra provincie del Nord (calvinismo) e del Sud (cattolicesimo)
» Alessandro Farnese » nuovo governatore spagnolo, con la sua abilità recuperò le province medi rionali
                                    » la politica d’intransigenza non aveva avuto effetto, si mette un moderato
» duplice politica di Farnese » migliore organizzazione delle azioni militari » consegue importanti successi
                                              » rispetto delle autonomie locali e appello a sentimenti religiosi
» 1579 » Unione di Arras tra cattolici
            » si contrappose all’Unione di Utrecht tra protestanti » da qui nasce la Repubblica delle sette
               Province Unite, indipendente dalla Spagna
» 1609 » Maurizio d’Orange, figlio di Guglielmo (ucciso nel 1584 da un sicario spagnolo) impose alla
               Spagna una tregua di dodici anni, con un implicito riconoscimento della nuova realtà politica

» 1648 » pace di Vestfalia pone fine alla guerra dei Trent’anni

martedì 19 novembre 2013

INTERVISTA - situazione dei cristiani in Medio Oriente

I cristiani in Medio oriente
Intervista a Rodolfo Casadei
Qual è la situazione dei cristiani in Medio oriente?
I cristiani in Medio oriente sono dovunque una minoranza. Anche dove erano maggioranza, come in Libano, non lo sono più da oltre un decennio. Assistiamo ad un fenomeno di lento esodo dei cristiani. In paesi dove, in passato, erano più del 20-30-40%, oggi hanno più che dimezzato la loro presenza. I motivi dell’esodo sono vari. Sicuramente vi sono dei paesi in guerra dove è molto forte una componente aggressiva di persecuzione anticristiana, in particolare da parte dei gruppi jihadisti, dell’estremismo islamico. Questa è la situazione di Iraq e Siria. Poi vi sono delle emigrazioni dovute soprattutto a motivi di carattere economico. Certo emigrano anche le popolazioni mussulmane di queste paesi, ma i cristiani, che rappresentavano in passato il gruppo più attivo economicamente, finiscono per essere maggiormente motivati all’emigrazione, anche perché hanno maggiori agganci attraverso parenti e amici all’estero presso i quali possono recarsi. E infine la riduzione del numero dei cristiani è dovuta al fatto che i vari nazionalismi del Medio oriente (arabo-turco-ebraico) hanno creato delle condizioni che per le minoranze religiose, in particolare per i cristiani, sono meno favorevoli di quelle del passato, di quelle dell’impero ottomano. E poi per il fenomeno, a cui assistiamo da un ventennio, dell’estremismo islamico, che ha un’idea della religione come qualcosa che deve essere imposto, che deve essere uniforme secondo l’islam sunnita e quindi tende ad espellere le minoranze religiose, cominciando da quella principale che è quella cristiana. Questa purtroppo è la situazione dei cristiani in tutti i paesi del cosiddetto Medio oriente.

 Assistiamo al fenomeno del martirio in queste zone?
Ci sono sicuramente dei paesi e dei casi in cui è possibile parlare di martirio cristiano. Intanto c’è una persecuzione  contro i cristiani in alcuni paesi su larga scala: è il caso dell’Iraq, della Siria, oggi anche dell’Egitto. Poi abbiamo dei casi puntuali che riguardano la Turchia, che in passato hanno riguardato l’Algeria, che riguardano oggi la Libia. Sono fenomeni in parte di intolleranza sociale, ma spesso sono fenomeni con una matrice ideologica molto chiara che è quella islamista radicale. Nel caso della Turchia è un misto di nazionalismo e di islamismo. D’altra parte vi sono alcuni cristiani assassinati che possiamo definire, anche in termini canonici, come dei martiri perché sono persone che hanno deciso di rimanere sul posto, di rendere la testimonianza cristiana, consapevoli del pericolo per la loro vita, avendo subito minacce che si sono poi tradotte anche in atti estremi.
  
Può farci qualche esempio di questi martiri?
Di esempi ne ho molti perché negli ultimi dieci anni ho frequentato queste zone. Sono appena tornato da una missione in Egitto, proprio nella regione dove sono state colpite le chiese cristiane nel mese di agosto. Negli ultimi quattro anni  ho scritto due libri su questo argomento. Le figure che mi hanno colpito sono tante. In particolare mi ha colpito la figura di mons. Paulos Faraj Rahho, arcivescovo caldeo di Mosul, che io ho incontrato poche settimane prima che venisse rapito in Iraq e che morisse nelle mani dei suoi rapitori. Quando io l’ho incontrato lui aveva già ricevuto decine di minacce di morte, era già stata fatta esplodere la sede dell’arcivescovado, era già sfuggito ad un tentativo di rapimento. Io gli posi la domanda del perché restava nonostante queste minacce, questo grande pericolo che correva. E lui rispose che fino a quando ci fosse stato anche un solo cristiano nella sua città, lui si sentiva chiamato a essere il pastore del gregge e che si fidava della protezione che gli veniva dall’alto, dai santi e dalla vergine Maria. Aggiunse che di lui sarebbe stato quello che Dio avrebbe deciso. Quest’uomo ha sicuramente abbracciato il martirio in modo molto consapevole. Infatti molti giovani che entrano nei seminari caldei in Iraq e all’estero evocano la figura di mons. Rahho come l’ispiratore della loro vocazione sacerdotale.
Qual è la differenza tra il martire cristiano e il martire-kamikaze islamico?
Non c’è dubbio che nei paesi del Medio oriente troviamo un certo numero di persone disposte a sacrificare, a dare la vita, fino alla testimonianza del sangue. C’è però una differenza radicale tra il martire del jihadismo e il martire cristiano. Perché il martire cristiano sacrifica la sua vita, mentre i martiri jihadisti sacrificano anche le vite degli altri. Ricordano più i combattenti di certe guerre, come i kamikaze giapponesi, che uccidono se stessi per uccidere molti nemici. Pertanto questa volontà di uccidersi uccidendo è decisamente diversa dal dono della vita della vita del cristiano che muore martire, non per prendersi le vite degli altri, ma per generare vita attraverso il sacrificio della sua vita, se viene richiesto. Non quindi come obiettivo, come ideale, ma come condizione in cui ci si può trovare in una data condizione storica e purtroppo queste situazioni ricorrono per i cristiani nel Medio oriente.
Qual è l’origine di queste persecuzioni? La religione o un’ideologia politica?
È un’ideologia politica che usa la religione come suo fondamento. I cristiani vivono in terra islamica da circa 15 secoli, e per lo più ci vivono come cittadini di seconda classe, non con tutti i diritti della maggioranza mussulmana. Ci sono poi importanti differenze da paese a paese. Paesi dove i diritti civili dei cristiani sono quasi interamente rispettati, altri paesi dove i cristiani non hanno neanche la libertà religiosa, come nel caso dell’Arabia Saudita. Diciamo che mediamente sono dei cittadini di seconda classe o di terza classe e in alcuni paesi, si potrebbe dire in qualche modo, sono di prima classe B. I cristiani sono vissuti per secoli in queste condizioni. Da un trentennio si è diffusa un’ideologia politica-religiosa che mira a fare piazza pulita dei nemici e fra i nemici individua anche i cristiani. Vi è un progetto ideologico di purezza secondo il quale solo la religione islamica, nella versione estremista del radicalismo islamico, dovrebbe essere ammessa. Quindi le minoranze non sono più tollerate perché impediscono la purezza della dar el islam, del califfato, di un sistema politico religioso integralmente. Questa è una novità nel mondo islamico perché normalmente gli accomodamenti tra la maggioranza islamica e le minoranze, principalmente quella cristiana  ma anche gli ebrei, anche i drusi e le molte altre religioni presenti in oriente, era sempre stata una soluzione che tollerava le minoranze in una condizione di minorità. Il discorso degli estremisti islamici invece è eliminare, allontanare, fare in modo che non ci siano più le minoranze religiose. Allora gli atti terroristici, le persecuzioni mirano a questo, mirano, attraverso il terrore, a causare la fuga, l’esodo dei cristiani e delle minoranze religiose.

Nei cristiani prevale la disperazione o la speranza?
Bisogna essere pratici e realisti. La maggioranza dei cristiani si sente messa nelle condizioni di dovere abbandonare  il paese per la sicurezza propria e delle famiglie. Alcuni lo fanno perché hanno parenti all’estero e hanno la possibilità di emigrare, altri non lo fanno semplicemente perché non hanno i mezzi o non hanno punti di riferimento all’estero. Alcuni emigrano nei paesi vicini nella speranza di potere ritornare quando le condizioni miglioreranno. Poi c’è una minoranza di cristiani molto motivata che decide di stare nel paese, prendendo coscienza della loro identità cristiana, della loro vocazione cristiana. Per queste persone l’identità cristiana, che normalmente è sociologica (non si sceglie di nascere cristiani, così come non si sceglie di nascere mussulmani o ebrei), questa origine che è data, diventa una scelta consapevole. Nel momento della persecuzione bisogna decidere di essere cristiani perché è sempre possibile la conversione alla religione della maggioranza, ma questo è un fenomeno molto limitato. Sono molto pochi i cristiani che per sfuggire alle persecuzioni si convertono all’islam. C’è una parte molto motivata di cristiani che trova nelle persecuzioni nuova energia e nuovi motivi per restare nelle terre in cui sono nati, anche perché il cristianesimo in queste terre non è una religione importata, è una delle religioni più antiche, l’islam è arrivato molto secoli dopo che il cristianesimo era impiantato in questi territori. Il cristianesimo non è la religione dei colonialisti francesi e inglesi del XIX secolo, ma la religione delle popolazioni originarie. Vi è anche un piccolo fenomeno di rientro di  persone che erano immigrate all’estero, in attesa di un miglioramento della situazione.
Cosa dicono a noi occidentali questi martiri?
Innanzitutto ci offrono una testimonianza di cui dovremmo fare tesoro. La testimonianza che, per il proprio volto, per la propria identità, per ciò in cui si crede, si può essere disposti a rischiare, si può essere disposti addirittura a dare la vita. Questo è un messaggio che mette in difficoltà l’Europa relativistica: l’idea che abbiamo è che bisogna adattarsi, che non c’è niente per cui valga la pena soffrire, tanto meno qualcosa per cui valga la pena dare la vita, morire. La testimonianza dei cristiani del Medio oriente, invece, è che una persona può essere capace di vivere così. Infatti mi ha colpito molto quello che mi ha risposto mons. Amel Nona, il nuovo arcivescovo di Mosul, che vive in una condizione veramente difficile, di estremo pericolo, a cui chiesi in un’intervista: “qual è la catechesi che fate ai cristiani qui?”. Lui mi rispose: “insegniamo ai cristiani a non avere a paura di morire, ma per non avere paura di morire occorre sapere per che cosa si vive. Noi insegniamo per quale motivo si vive, che cosa si è chiamati a testimoniare, e così si supera la paura di morire”.


INTERVISTA - situazione dei cristiani in URSS

INTERVISTA A SCALFI
Quale era la situazione dei cristiani in URSS?
Sono andato in Russia in periodi che erano un po’ migliorati rispetto all’inizio. I più grandi martiri sono stati proprio all’inizio e poi nel 1937 con Stalin. Uno dei martiri più famosi è stato il Metropolita di Leningrado, Veniamin, il quale aveva dato ordine ai sacerdoti di vendere i calici per venire incontro alla situazione disastrosa in cui viveva la popolazione: la gente moriva di fame, c’erano perfino dei casi di cannibalismo. Ma lo fece di propria iniziativa, senza chiedere permessi al Partito. L’hanno chiamato e gli hanno detto che solo il partito aveva il diritto di fare queste cose, non lui. L’hanno condannato a morte. L’hanno portato nella periferia di Leningrado, allora ha chiesto 5 minuti per poter pregare, si è inginocchiato e ha benedetto coloro che lo avrebbero ucciso dicendo: “Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno”. È uno dei tanti. Quanti ce ne sono stati, pensate che si calcola che su 140.000 sacerdoti, dal 1917 al 1989, ne hanno eliminati 120.000. Un’infinità. Nel ‘22 poi il partito stesso ha organizzato un esproprio dei beni di tutte le chiese. Portavano via tutto quello che si poteva portare. Alcuni fedeli volevano evitare queste cose. In quell’anno, per questi avvenimenti, hanno fucilato 8.500 persone, sacerdoti e suore. Tra questi anche il parroco di Suja, una cittadina, dove erano andati per portar via i calici. Il parroco non c’era, c’era solo la popolazione che si è riunita per impedire che i comunisti entrassero a portar via queste cose. Hanno ammazzato un po’ di gente e poi, quando è tornato il parroco, secondo gli ordini di Lenin, hanno ammazzato anche il parroco perché bisognava dare una lezione che doveva servire per almeno 10 anni. Bisogna tenere presente poi che i beni sequestrati alla chiesa non sono finiti agli affamati, ma li hanno mandati in Italia, specialmente a Livorno, per preparare la rivoluzione internazionale. E intanto la gente crepava di fame. Si posso considerare tutti martiri anche se l’accusa non era mai perché credevano in Dio, ma inventavano qualsiasi accusa pur di eliminare i sacerdoti e i vescovi. Oltre che a eliminare i sacerdoti chiudevano i monasteri, chiudevano le parrocchie. Pensate che prima della fine della Prima guerra mondiale quasi tutte le chiese, il 92 %, erano state distrutte, chiuse o adibite ad altre funzioni. Dopo la Seconda guerra mondiale si sono uniti alcuni territori dell’Ucraina, della Polonia, ecc…, e le chiese sono aumentate, circa 15000. Ma è arrivato Kruscev e ne ha fatte chiudere più di 10000. La lotta è continuata anche se l’ideologia marxista era già tramontata. Noi abbiamo i documenti adesso, nel 1973 il KGB invitò i capi del partito e i capi dell’esercito e gli comunicarono che l’ideologia marx-leninista non teneva più, doveva essere sostituita, allora invitarono le persone più intellettuali del paese a pensarne una nuova e addirittura un esponente del KGB arrivò a proporre che forse si poteva prendere un’ideologia già pronta, quella della chiesa ortodossa. Però non è stata presa subito, mentre adesso il partito comunista, quello che resta, sta cercando di farlo. Recentemente Zjuganov ha affermato che il compito primo del partito comunista è difendere la Chiesa ortodossa russa dagli attacchi che vengono dall’occidente e che la base morale del comunismo e dell’ideologia della Chiesa ortodossa è identica.
Il comunismo è caduto prima di potere diventare un’esperienza viva  perché nessuna società si chiamava comunista. Anche a Mosca la società era socialista e si preparava a entrare nella società comunista. Dal punto di vista formale il comunismo è una teoria affascinante, se fosse stata vera, perché prevedeva l’abolizione dello stato, di ogni regola, della proprietà privata del denaro. L’unica regola era che ognuno lavorava secondo le sue forze e dai beni comuni prendeva quello di cui aveva bisogno, senza pagarlo. Prima del 1964 Kruscev aveva affermato che l’attuale generazione avrebbe vissuto nell’era comunista. Allora si poteva leggere, come mi è capitato, un dialogo tra una ragazza e la sua insegnante:  “io domani certamente darò la mia vita per il bene del popolo, ma non capisco bene.. se mi capita di entrare in una fabbrica di scarpe e io ne prendo un paio, mentre una mia amica ne prende magari tre paia. Ma qual è il criterio?” Allora risponde l’insegnante: “Sarai così perfetta che non ti verrà neanche in mente di prendere un paio di scarpe in più di quello di cui hai bisogno”. Il paradiso in terra, tutti sarebbero stati perfetti, si sarebbe arrivati all’impossibilità di potere peccare. Nel XXI Congresso del partito si proclamava solennemente che l’attuale generazione avrebbe vissuto nella società comunista. Allora Kruscev lanciò la propaganda “il comunismo è all’orizzonte”. Lenin aveva detto nel 1917 tra 15 anni passeremo al comunismo però… Il comunismo è all’orizzonte ma la gente non capiva bene. C’era una barzelletta, riportata anche da Gorbaciov, perché era entrata anche nel partito: “Il comunismo è all’orizzonte? La parola comunismo è chiara, ma cosa significa questa parola ‘orizzonte’ che non è russa? L’orizzonte è quella linea a cui più ci si avvicina più si allontana. Ah! Allora è tutto è chiaro”.
Da dove nasce l’odio nei confronti dei cristiani? Che cosa ha posto fine a tale persecuzione?
Nasce dall’ideologia marxista. Marx dice che la religione è l’oppio del popolo. La religione è il modo con cui i preti, il Vaticano, il Patriarca tengono sotto il proprio potere la gente. L’odio viene dalla dittatura del proletariato, proposta da Marx, che però diventa con Lenin la dittatura del partito. Il partito era costituito solo dal 10- 12 % della popolazione, era una vera e propria mafia, sceglieva chi poteva essere veramente comunista. Gorbaciov aveva detto che nel 1980 avrebbero presentato in tv l’ultimo prete prima di mandarlo in pensione e la Russia sarebbe stata totalmente atea. Ma non avevano previsto bene. Quando nel 1989 è crollato il regime, ciò che ha dato il colpo definitivo è stata una cultura diversa, il samisdat. Il samisdat è un’autoeditoria, siccome non si poteva  scrivere niente senza l’autorizzazione del partito, allora hanno cominciato a battere a macchina fogli e a diffonderli clandestinamente. Stampati a migliaia. Non era un’organizzazione era una responsabilità personale. Io ho incontrato a Mosca un uomo che lavorava come operaio 8 ore al giorno e altre otto ore le dedicava al samisdat, cioè a battere a macchina e diffondere clandestinamente questi fogli. Questo ha creato una mentalità nuova, una cultura. Non una mentalità contro il comunismo, ma in favore della persona. La responsabilità della persona, la verità della persona.
Questa teoria non era per buttare giù il comunismo ma per promuovere la persona. Quello che cambia il mondo non è la violenza, non è l’ideologia ma la persona che ha un ideale sommo. En kai pan, dicevano i greci: l’uno e il tutto, il particolare che è unito all’assoluto. Questa gente prima di tutto si proponeva di esprimersi nella verità. Questa semplice proposta ha cambiato mentalità, persino all’interno del partito.
Quando il regime è crollato circa l’80 % dei russi si è dichiarato religioso.  Non c’è mai stato un paese dove per 70 anni ci sia stata una campagna contro la chiesa, non solo ammazzando i preti e chiudendo le chiese, ma anche attraverso una sistematica opera di educazione: attraverso tutte le materie scolastiche si doveva insegnare che Dio non c’è. Per esempio nella didattica della matematica di V ginnasio si poteva arrivare a insegnare che Dio non esisteva perché se fosse stato onnipotente avrebbe potuto pensare un triangolo con quattro lati, ma ciò non avveniva quindi Dio non esisteva. Poteva però capitare anche che qualche alunno rispondesse “guarda che Dio non è stupido”. Con tutte le materie si doveva dire che dio non c’è. Questa è una delle prove dell’esistenza di Dio, perché non c’è mai stata al mondo una campagna contro Dio e la Chiesa come in Russia, mai. Io sono stato nel 1989 a Novosibirsk, ho parlato all’Università del senso religioso a 800 persone. Nessuno si alzava. Il 99 % non era battezzata, ma il senso religioso l’avevano conservato. È intervenuto anche un professore di fisica che ha affermato “mi hanno insegnato che il particolare si conosce nel tutto e alla fine ho dovuto ammettere Dio e Dio mi ha fatto conoscere Cristo che ora so essere la mia felicità”. Tutti si sono alzati in piedi ad applaudirlo. Io ero sbalordito. Tutta gente che non era battezzata. Voleva dire che nel cuore si era conservato il senso religioso. Vuol dire che l’esigenza di Dio è nel cuore degli uomini, puoi fare tutto quello che vuoi ma non puoi eliminarla del tutto. Questa è una delle prove. La ragione è uno dei mezzi per conoscere. “La verità si esprime in amore e l’amore fiorisce in Bellezza” dice Florenskji. La verità non può essere solo l’oggetto della testa, ha bisogno del cuore, come dice tutta la tradizione biblica “di fronte a te i pensieri del mio cuore…”. I pensieri vengono anche dal cuore. In Russia parlano di conoscenza integrale, quella che tiene conto del tutto, che impegna la testa, la volontà, il cuore, l’esperienza, i rapporti. La chiamano conoscenza sobornica, comunionale. Uno che è chiuso in sé è schiavo dei propri pregiudizi. La comunione con l’altro è un metodo per conoscere. Adesso che il razionalismo è finito nel relativismo in modo così volgare si dovrebbe riprendere una conoscenza integrale che impegna la totalità. I padri dicevano che le idee creano idoli, lo stupore ci fa capire. Che cosa è lo stupore? Lo stupore è la persona integrale che si spalanca al vero. Se non c’è questa capacità di spalancarsi, non è ragionando che tu capisci, non basta la ragione. Devi essere disposto alla verità. Questo è uno dei motivi perché c’è stata la persecuzione. Lenin aveva detto che il partito è la mente, la coscienza e la gloria della nostra epoca. Questo lo aveva preso da Marx che aveva detto che le forze produttive e i rapporti di produzione determinano la coscienza dell’uomo. Allora io non sono più libero, ciò che mi determina è qualcosa di esterno, allora è finita. La mia personalità non vale. Quel che vale è questa determinazione che fa l’uomo e la coscienza quindi nell’ammazzare le persone non c’è niente di male. Invece questa unitotalità, conoscenza integrale, è sempre stata nella tradizione. Sto traducendo in questi giorni un articolo in cui si dice che “noi non crediamo ai diritti dell’uomo ma ai diritti della responsabilità”.
I martiri hanno contribuito a difendere questo cuore religioso del popolo russo?
Sono andato in un periodo in cui il comunismo era tranquillo e, se tu chiedevi alla gente se credesse in Dio, i più rispondevano che Dio non c’era, che bisognava essere scientifici; Gagarin aveva girato intorno alla terra e non aveva trovato Dio. Una volta, a Leningrado, mi è capitato di incontrare una ragazza che entrava in Chiesa e allora pensavo finalmente di avere trovato una credente, ma quanto le ho chiesto se credeva in Dio mi ha risposto di no. “Io vado in Chiesa per pregare”. Allora io le ho obbiettato: “ma se mi hai detto che non credi in Dio”. E lei: “Dio non c’è perché la scienza lo ha dimostrato, ma qualcuno ci deve essere”. Ho impiegato più di mezz’ora a farle capire che quel qualcuno era proprio Dio. Alla fine è riuscita a dire, quasi balbettando, “ma… vuol dire che io credo in Dio … ma non lo sapevo”. Tanti si dichiaravano atei pur conservando in sé la consapevolezza di un’entità superirore, Qualcuno a cui rivolgersi, a cui domandare. Non sono stati capaci di togliere questa consapevolezza.
Adesso c’è un’ignoranza immensa. Per settant’anni non hanno potuto predicare. Uno è stato arrestato perché durante una predica aveva detto “ringraziamo il Signore che ha permesso a Gagarin di tornare sano e salvo”. Gli obiettarono: “Cosa c’entra il Signore, è stato il partito”. Se dicevano messa non predicavano e ciò ha fatto sì che per settant’anni hanno vissuto senza sentire una parola, eppure la fede c’è, è rimasta. A modo suo.
Qualcuno si è spretato per salvarsi, ma pochissimi. La stragrande maggioranza è rimasta fedele alla fede ed è morta per la fede. Questo non era un esempio che non toccasse la coscienza del popolo. Nessuno osava parlare male dei maritiri. Il partito li indicava come nemici del popolo , ma la gente no. Sono rimasti dei modelli. Magari dicevano di essere atei perché bisognava dire così ma non era così, e le figure dei martiri rimanevano dei modelli.
Chi è il martire?
Il martire è colui che offre la vita per Cristo. Non dà la vita contro il partito o qualcuno, tanto è vero che molti chiedevano di pregare e benedivano coloro che li ammazzavano. Per potere benedire chi ti ammazza devi avere un amore grande a Cristo. Il martirio è la cosa più giusta che ci sia. Se Cristo è il massimo bene, per il massimo bene si deve dare la vita, non si può non dare la vita. Uno che ha fede in Cristo ottiene la pienezza della vita, non perde niente, guadagna la pienezza della vita per sempre, per l’eternità. Quindi sotto questo aspetto è anche ragionevole.
Il martire non è un eroe solitario. L’esperienza del martirio è possibile perché uno è sostenuto. È così?
Non è tanto un eroismo. È la fiducia in Cristo, una passione per Cristo. Non è adesso ce la metto tutto per essere coerente con le mie idee. Io voglio essere coerente con l’amore di Cristo che mi ha amato fino a morire, per cui posso morire tranquillo anche io. Ignazio di Antiochia ha scritto diverse lettere ai romani e in una di queste ha affermato: “supplicate le belve che mi ammazzano perché desidero morire per Cristo, ormai sono stanco, niente mi soddisfa più, io ho la passione per Cristo”. Sono forme che ci possono apparire esagerate, ma il martire è colui che sa di non perdere niente e di guadagnare tutto.
Oggi ci sono martiri?
Si, basta pensare ai 45 cristiani uccisi in Siria recentemente. Il Signore lo ha anche predetto: “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. C’è sempre stata nella storia la persecuzione. La persecuzione ha sempre accompagnata la vita della Chiesa. Adesso le persone che ammazzano non sono degli atei, sono dei fanatici che credono di potere eliminare coloro che non condividono la loro fede. La situazione è forse un po’ diversa. Tuttavia, per il cristiano, che muore per Cristo, la posizione è identica oggi come allora, sotto il comunismo. Le motivazioni degli altri sono diverse. Anche se il comunismo, che condannava i cristiani come nemici del popolo, aveva creato un’ideologia che era come una religione. Quando nasceva un bambino gli portavano la catenella con la medaglietta di Lenin. Era un tentativo di sostituire la religione.
Cosa ci insegna l’esperienza dei martiri?
Dobbiamo essere disposti al martirio. È un richiamo alla fede. Se muoiono per Cristo vuol dire che la fede è veramente la cosa più preziosa di questo mondo. Ogni martire che muore è un richiamo a condividere con lui la stessa fede. Non è che si deve solo condannare quelli che ammazzano. Non è il primo sentimento dei cristiani. Necrasov, martire ucciso nel 1937, scrive una lettera ai suoi parrocchiani: “La causa della persecuzione non sono solo i comunisti ma anche noi, perché noi ultimamente abbiamo avuto una fede fiacca, e quando la fede è fiacca si creano dei vuoti e i vuoti li riempie l’anticristo. È anche per la vostra poca fede che c’è la persecuzione”. La responsabilità del cristiano è tale per cui, quando gli altri fanno il male, è anche perché lui non è abbastanza quello che dovrebbe essere.
Ha conosciuto padre Aleksander Men’? È stato un martire?
Il mese prima di morire era qui da noi. L’ho accompagnato all’aeroporto e prima di partire mi ha detto “Padre Romano non ci rivedremo più, sento che il Signore mi chiama”. Dopo una settimana l’hanno ucciso. È stato uno degli ultimi ad essere assassinato. Era un santo. Era di un’intelligenza, di un amore e di una sensibilità eccezionali. Gli ultimi tempi ci veniva a trovare tutti gli anni. Si sono presentati in otto a dire che lo avevano ammazzato, mentre era evidente che era stato un solo uomo a colpirlo con un’accetta. Ma era tutto combinato dal KGB, così nessuno fu arrestato e hanno chiuso il caso. Un vero martire. È lui che ha fondato delle piccole società costituite da sole tre persone. Ogni hanno ognuno doveva creare un’altra piccola comunità, ma non dovevano conoscersi tra di loro per sicurezza, per non finire tutti arrestati. E così ne sono nate miglia, sono arrivate fino in Siberia, in Lituania. Oggi c’è l’associazione di Padre Men’ che ha stampato più un milione di libri su di lui. Una persona di una semplicità, di una profondità e di una bontà immensa.





domenica 17 novembre 2013

L'ORAZIONE NEL V SECOLO - greco

L’ORATORIA DEL V SECOLO

LE ORIGINI

-          Storia » 490- 489 a.C. prima guerra persiana
 » 480- 479 a.C. seconda guerra persiana
 » 431- 404 a.C. guerra del Peloponneso
 » 371 a.C. battaglia di Leuttra (passaggio dall’egemonia spartana a quella tebana)
-          Λέγειν » era il “parlare”, in cui i Greci vedono sintetizzati i più grandi valori del vivere (confronto,
                     sfida, esibizione, vittoria leale, capacità di emergere grazie alla propria bravura)
» era una disciplina della mente
» collante sociale » implica una collettività divisa nelle idee, ma unita in principi comuni
» già nell’Iliade c’era l’idea che l’uomo compiuto doveva essere abile nell’agire e nel parlare
» veicolo di elaborazione e di diffusione delle idee » acquista rilievo nelle società dinamiche
   dove le decisioni vengono prese nell’assemblea, davanti a tutti (il più abile trionfa)
» nasce l’idea che per persuadere gli altri non bastano talento naturale ed istinto, ma
   occorrono regole precise di trattazione teorica
» Atene » diventa una democrazia stabile, marcata da caratteristiche introdotte dall’idea di
   uguaglianza (ἰσεγορία “diritto di parlare in pubblico” » da ἰσ “uguaglianza” + ἀγορά »
   ἀγορεύω “parlare in pubblico”)
-          Orazione = discorso giudiziario ma che rientra nella retorica politica
» ci sono due occasioni in cui si può pronunciare un’orazione
1.      attività dei processi
2.      attività politica
» a diverse occasioni corrispondono tre generi diversi (divisi da Aristotele)
» vengono aperte scuole di oratoria dedite all’insegnamento di ciascun genere specifico
1.      genere politico o deliberativo
» appartiene all’attività politica che veniva tenuta nelle assemblee
» vertevano su questioni politiche, militari, amministrative, sui comportamenti della città
» qualunque cittadino maschio poteva fare proposte politiche (a differenza di Roma, in cui solo
   i magistrati avevano questo potere, e del giorni d’oggi) » c’è una sollecitazione a
   prender parte della vita pubblica, che non è solo un permesso generico, ma consigliato
» davanti ad un’assemblea si deve mantenere un comportamento decoroso, sicuro, non
   spaventarsi della folla né distrarsi perdendo il filo del discorso, parlare con voce forte, decisa
2.      genere epidittico o dimostrativo
» i lògoi epidittici erano tenuti in occasione delle feste e ricorrenze
» erano aperti, cioè rivolti a tutta la comunità, o, idealmente, a tutta la nazione greca
» è il genere paragonabile all’odierna conferenza per cui non c’era la tensione all’accontentare 
   tutti, come nelle assemblee, per non creare disordini » si poteva fare un discorso più lineare
» l’oratore sollecitava approvazione o biasimo per eventi storici, personaggi, luoghi comuni…
» le argomentazioni potevano spaziare toccando il mito, la teoretica, l’attualità, il paradosso
» non sono sempre destinati alla recitazione, ma vengono usati anche come esercizi preparatori
   per i generi più rilevanti dell’oratoria politica e giudiziaria                   
» in età classica aveva meno peso, nel tempo, soprattutto coi latini, prevarrà sugli altri generi
3.      genere giudiziario
» nell’Atene del V sec, e nella Grecia in generale, non esistevano magistrati, ma i reati di
   qualunque genere, civili o penali o contro la pòlis , venivano giudicati dai privati
» solamente i delitti di sangue venivano trattati da un tribunale specifico, l’Areopago
» Eliea = tribunale popolare di cui erano abilitati a far parte, a turno, seimila cittadini al di
   sopra dei sessant’anni, i cui membri si distribuivano in dieci corti, le cui attività erano
   remunerate con un gettone di presenza (poteva capitare chi conosceva le leggi e chi no)
-          processo » il dibattito durava al massimo un giorno
» accusatore ed accusato avevano il diritto di tenere un discorso di circa mezz’ora
» a cui entrambi potevano aggiungere una breve replica
» ascoltati, i giudici non si riunivano per discutere ma passavano direttamente alla
   sentenza usando come tessere di voto delle placche di metallo
» se il verdetto era di condanna, dopo si passava a stabilire l’entità della pena
» un accusatore che non avesse ricevuto almeno 1/5 dei voti veniva multato
» serviva come freno al fomentare una pubblica litigiosità, inconsistente e presuntuosa, già
   fertile per la grande presenza di sofisti, di gran numero in quel periodo
-          logografi » non esisteva al tempo la figura dell’avvocato perché era impensabile che uno non si
                         difenda e non accusi da sé, che sia rappresentato da un altro (differenza tra Roma e oggi)
» questo voleva evitare che i ricchi fossero avvantaggiati perché potevano permettersi di
   comprare l’avvocato più abile, aumentando le possibilità di vincere il processo
» in ogni caso il ricco poteva permettersi di andare a scuola di retorica, oppure poteva
   pagare un logografo che gli scrivesse un discorso (va però contro la stessa ἰσεγορία, che 
   durante il periodo ellenistico verrà meno completamente)
» = scrittori di discorsi politici e giudiziari (etimologia λόγος + γράφο “scrittore di prosa”)
» la parola indica sia gli storici che precedono Erodoto, sia gli scrittori di discorsi
» non è un mestiere segreto o proibito, bensì pregevole e saputo, perché sfruttato da tutti
» lo scopo del loro discorso è la vittoria del processo o attirare il consenso della folla
   politica » necessaria conoscenza dei fatti, della storia, delle leggi, del processo
» deve conoscere il suo cliente, istruirlo, insegnargli a parlare, memorizzare il discorso,
   scandire con voce decisa, gesticolare, fare le pause adeguate e le espressioni giuste
» deve adattare il discorso all’indole del cliente, così che non gli metta in bocca parole
   inadeguate a lui, e che il discorso possa essere percepito come spontaneo, improvvisato,
   non estraneo a sé: solo così può essere credibile perché sentito come generato dal cuore
» per fare questo c’è bisogno di una vasta conoscenza di linguaggio e di stile
» deve adattare il discorso alla situazione con l’intento di attirate il favore della giuria
   facendo leva sui sentimenti e sull’immedesimazione attraverso l’accentuazione di
   particolari aspetti del carattere del cliente in una ricreazione di un personaggio
» la maggior parte delle volte la giuria era composta da gente del popolo, che non
   conosceva le leggi e che giudicava secondo corrispondenza, sentimento, logica semplice
» si evitano quindi tecnicismi per il livello culturale medio-basso della giuria mentre si
   prediligono luoghi comuni, argomentazioni superficiali ma di effetto
» sono due gli elementi ricercati » ἀφέλεια (afèleia “semplicità”), è lo stile semplice
                                                    » χάρις (chàris “grazia”) è lo stile che attrae, che convince
                                                       attraverso la bellezza delle parole senza annoiare
-          etopea » adattamento dell’orazione al cliente, capacità di ricreazione di un carattere per persuadere
-          canone » Cecilio di Calate (città siciliana che significa “bella spiaggia”), autore che vive in età
                      augustea, elenca in un canone i 10 oratori attici dal V al VI sec modello degli altri
» ci sono pervenuti solo questi dieci autori, forse perché si è deciso di trascrivere solo loro
» in ordine cronologico sono questi:
1.      Antifonte
2.      Andocide
3.      Lisia
4.      Isocrate
5.      Iseo
6.      Licurgo
7.      Demostene
8.      Eschine
9.      Iperide
10.  Dinarco
-          Trasmissione dei testi
» diretta = trasmissione avvenuta per trascrizioni successive nei secoli grazie ai copisti
» indiretta = trasmissione avvenuta per citazioni inserite in altri testi di altri autori
-          Strumenti scrittori
» inizialmente era il papiro, di derivazione egizia
» in età ellenistica nascono rivalità tra Regno di Pergamo ed Egitto, quest’ultimo chiude
   l’esportazione di papiro » Pergamo inventa un nuovo materiale, la pergamena
» pergamena = foglio ricavato dalla pelle conciata delle pecore
                      » più resistente, cancellabile, ma costava molto di più per l’elaborazione maggiore
-          Forma dei testi (appartengono alla sola trascrizione diretta)
» ostraco (dal greco òstracon “coccio, frammento”) » è il materiale più antico
» le massaie greche tenevano i pezzi dei vasi che gli schiavi rompevano occasionalmente, e venivano
   usati per fare i conti, per votare nelle assemblee, per scrivere il nome di chi si voleva mandare in
   esilio per motivi educativi, per far esercitare i bambini alla scrittura (alcuni contengono testi
   letterali trascritti come esercizi scolastici; ci è arrivata solo in questo modo una poesia di Saffo)
» rotolo fino al I secolo d.C., poi nasce il codice (da codex latino, che significava “tronco, ceppo”
   indica l’insieme delle leggi che venivano scritte su tavolette, il cui insieme sembrava un ceppo)
» il codice è l’equivalente del libro, più pratico e maggiormente maneggevole (il papiro bisognava

   srotolarlo e riarrotolarlo, inoltre un unico testo doveva essere suddiviso in più papiri, qui no)