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domenica 28 agosto 2016

ZANZOTTO - La perfezione della neve: analisi


Zanzotto, La perfezione della neve (da La libertà,  1968)



Uno dei poeti che in ambito novecentesco ha fatto della ricerca sperimentale uno studio "sul linguaggio, dentro il linguaggio, contro il linguaggio" → è la sua caratteristica più radicale, soprattutto da anni '60 in poi



La sua poesia muove da una serie di presupposti di poetica che mettono insieme:

  • Riferimenti psicanalitici (in particolare le letture di Lachàn)
  • Riflessione sul linguaggio → nell'ambito della linguistica post-strutturalista si vede nel linguaggio non tanto un mezzo di accesso alla realtà quanto una sorta di organismo autonomo che ci porta tanto più vicini alla realtà quanto più lo solleviamo dalla referenzialità immediata, interponendo barriere fra noi e le cose → il linguaggio rivela di più se ci lasciamo guidare da meccanismi associativi, una sorta di autonoma fibrillazione, sollecitazione di eventualità foniche associative del linguaggio perché così ci interpone barriere. Il linguaggio ci rivela di più quando ci lasciamo guidare da meccanismi associativi delle qualità foniche associativi dell'ingaggio che procede a illuminazioni di senso. Dinamica che si vede bene in questo testo che fin dal titolo sembrerebbe esibire una impostazione descrittiva.

  • Situazione enunciativa:

In prima istanza semplice, tradizionale: poesia lirica con un io voce-personaggio

  • Situazione rappresentata:

Oggetto dichiarato fin dal titolo: rappresentazione, contemplazione della neve e della sua perfezione

→ la neve diventa emblema della natura

La contrapposizione tra natura-cultura e lingua-cose è uno dei temi di lungo periodo della sua poesia

→ una delle raccolte successive si chiama Il galateo in bosco, galateo è enorme convenzione di linguaggio

     mentre il bosco e la realtà incontaminata dal linguaggio, poi c'è tutto un tema ecologico nell'ultimo Zanzotto

Testo estremamente complesso, di difficilissima decodifica, impossibile anzi!

→ sfida le logiche di funzionamento del linguaggio: se ci sforziamo di capire testi riducendoli a razionalità

     linguistica tradizionale siamo destinati a fallire

→ tuttavia si capisce più o meno qual è il punto: c'è il tema della neve, è una poesia che imbastisce una sorte di

     fuga anche musicale e verbale su rapporto io-neve

l'intero testo problematizza l'atto comunicativo → tutta la parte finale (Pronto. A chi parlo?) mette in

     discussione lo statuto del testo comunicativo, del testo letto, circolare →  se si rilegge titolo quasi alla fine del

     testo poeta si dichiara pronto a fare il testo appena letto (ring composition)

L'io descrive la neve, la celebra → la voce si trova nel luogo che descrive

→ il primo tratto che emerge di questo oggetto rappresentato è già un tratto ambivalente ambiguo un po'

     contraddittorio (quante perfezioni quante totalità) → perfezione e ancora più totalità dovrebbero essere al

     singolare (la totalità è una per definizione)

accoppiamento di caratteristiche opposte: molteplicità inesauribile che si associa a idea di perfezione e

      paradossalmente di totalità → la neve è un oggetto che è in sé una cosa, ma si compone di una pluralità di

      elementi (fiocchi, cristalli) ciascuno dei quali è in se una delle immagini più emblematiche della perfezione

      per sua struttura simmetrica, radiale, perfetta, è un'immagine di totalità e perfezione → fin da subito

      accostamento vertiginoso fra perfezione della neve come tutto composto da un'infinità di totalità perfette

Però da questa immagine iniziale abbastanza precocemente il testo comincia a slittare, si parte da immagine e abbiamo la percezione che testo proceda per la spinta di due forze:

  1. Forza logico-argomentativa: la voce vuole esprimere un concetto, ragionamento, riflessione, c'è una intenzionalità discorsiva

Si sviluppa per passaggi logico-argomentativi: → c'è una logica che si sviluppa in modo invariato in tutto il testo

  1. Versi 1-10: contemplazione → lo  sguardo verso la natura e la neve si fa metafora di un percorso verso la perfezione C'è idea di confronto, di celebrazione della perfezione della neve e anche spinta di adeguamento ad un principio di perfezione, spinta eventuale impossibile da corrispondere pienamente infatti tutti i verbi che rimandano all'idea di adeguamento del soggetto sono espressi al condizionale
  2. Versi 11-30 → progressivamente la situaizone enunciativa sembra riconfigurarsi leggermente e riconfigurare leggermente anche la situazione rappresentativa: il tema è sempre celebrazione neve ma al pronome di prima persona, al linguaggio e baricentro della prima persona qui invece subentra una prima persona plurale (ci soffolce) → indizio che trova conferma più avanti dove sembrerebbe emergere un secondo personaggio accanto al soggetto

→ questa live virata da io a noi si accompagna all'emergere di una tematica in cui si ribadisce posizione di

     immersione del soggetto in un paesaggio in un ambiente che sempre più si declina come una sorta di

     abbraccio, come una spinta erotica, di una libido → c'è una immersione che è anche comunione fra

     soggetto il tu e il paesaggio

  1. Versi 31-36: problematizzazione dell'atto verbale → mette a tema l'atto che ha condotto alla composizione del testo che stiamo leggendo

→ qui il linguaggio metaforico che usa  è quello della comunicazione telefonica che viene interrotta, 

     torsione rispetto alle dinamiche normali del buon funzionamento della comunicazione

→ non "pronto, chi parla?" ma "pronto, a chi parlo?" → problematizzazione dello statuto della poesia e

     soprattutto di una poesia di questo tipo: a chi parlo, a chi parla il linguaggio che parla in me?



  • Aspetto linguistico e stilistico:
    1. Forza linguistica

Intenzionalità discorsiva si affianca in modo conflittuale all'intenzionalità autonoma del linguaggio

→ il testo per un verso procede con la logica della voce, per un altro verso sembra procedere autonomamente

     per gemmazione spontanea, le parole si richiamano per analogie foniche, meccanismo associativo che sembra

     sfuggire alle mani alla voce

→ nessuna istanza prevale sull'altra quindi i due elementi si richiamano, corrono insieme

Accompagna il testo con una serie di note → commenta e spiega alcune parole più ambigue e strane

astrazioni → rimanda all'operazione descrittiva dell'io che guarda la neve e astrae una serie di considerazioni

→ rimanda ad astrificazioni → stella immagine di perfezione ha struttura analoga a quella del fiocco di neve

→ immagine astri rimanda alla parola latina sidera

assideramento: rimanda alle idee della medicina medievale che sconfinano con la magia rispetto all'influsso

     negativo che le stelle possono avere sulla psicologia, sul soggetto; in questo caso inteso in chiave positiva non

     negativa, non affezione maligna

tutti questi versi sembrano costituirsi soprattutto per analogie foniche o etimologiche ma allo stesso tempo

     sviluppano, articolano, approfondiscono o fanno prendere pieghe impreviste a un nodo riflessivo-concettuale

     da cui il testo era partito.

Seconda sezione (vv. 11-): il processo di scomposizione del linguaggio diventa meccanismo autonomo

→ autoproduzione e gemmazione dei significanti

→ dinamica più evidente giungendo a scomposizione di metà parola (es: lib. e (id-vid)

destrutturazione sintattica, semantica e delle funzioni lessicali

In una nota osserva che lib. potrebbe essere (anche nota ha forma dubitativa, che è molto significativa) un a abbreviazione di "libido" (anticipata dalla parola eros) che poi si trasforma, come se poeta stesse per pronunciare parola "libido" ma poi ferma, si riformula si trasforma in parola libertà

→ rimanda a immagine dell'eros, spinta vitale verso natura, il paesaggio, l'altro

→ si crea un sistema di analogie e di opposizioni perché qualunque tipo di relazione di per sé è un laccio, tutte le

     spinte erotiche amorose non solo intesa in chiave sessuale ma proprio idea di rapporto con l'altro

libertà nel laccio/nell'abbraccio: un elemento che in apparenza lega, relazione con in apparenza lega e limita

     libertà del soggetto in altro verso l'accentua la potenzia → ammette possibilità di libertà nel laccio

In una nota spiega che (id-vid) sono due declinazioni possibili di "vedere" e "vivere", hanno radice comune, ma potrebbero rimandare a idea di oggettualità, la parte più incosciente dell'esserci soggettivo ed esterno all'io

→ una nota così ci dimostra che il funzionamento di questa testualità è inattingibile per un lettore esterno, quasi

     inattingibile per lo stesso autore che si sforza di interpretare logiche associative di cui è stato vittima, preda: è

     un tipo di associazione che procede con logica allusiva, noi dobbiamo condividere esperienza di abbandono al

     linguaggio che lo ha portato a produrre un testo così → sperimentare il testo più che pretendere di capirlo

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