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domenica 7 dicembre 2014

FICHTE - idealismo tedesco - filosofia

FICHTE (1762-1814)

LA DOTTRINA DELLA SCIENZA
» ha lo scopo di dedurre necessariamente dall’Io l’intero mondo del sapere (materia e forma)
» problema in cui si scontra = natura dell’io

L’infinitizzazione dell’io

Kant » riconosce l’io penso come principio supremo della conoscenza, come un’entità gnoseologica
         » l’io penso è principio formale della realtà, non materiale, perché la materia esiste indipendentemente
      » la conoscenza è intesa come una sintesi di materia e di forma
      » materia = la molteplicità caotica, mutevole delle impressioni sensibili che provengono
                         dall’esperienza » costituisce l’elemento empiristico a priori
         » forma = insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente umana ordina le impressioni        
         » è un’attività spontanea ma limitata dall’intuizione sensibile, perché presuppone l’esistenza di altro da
            sé, quindi l’io è un principio finito, perché è un principio formale che dipende da una materia già data

Fichte » l’io è il principio non solo formale ma anche materiale della conoscenza
           » quindi l’io non è limitato da nulla se si abolisce il concetto-limite di cosa in sé, se non si considera la
              realtà come un dato già esistente, la cui esistenza non dipende dal mio io che la percepisce
           » l’io è quindi infinito, è un’assoluta attività, spontaneità e libertà

I principi della Dottrina della scienza

Cambio di prospettiva nei confronti della filosofia:
» la filosofia non è più semplice ricerca del sapere
» la filosofia diventa un sapere assoluto e perfetto, perché diventa conoscenza e consapevolezza di quel
   principio che fonda ogni conoscenza e ogni realtà, cioè diventa conoscenza dell’io = autocoscienza
» la filosofia diventa scienza dell’autocoscienza perché noi possiamo dire che qualcosa esiste solo
   rapportandolo alla nostra coscienza » per questo dice che ogni cosa è un essere-per-noi
» la coscienza è quindi il fondamento dell’essere (tutto ciò che esiste esiste solo in rapporto con la coscienza)
   e l’autocoscienza è il fondamento della coscienza = autocoscienza → coscienza → conoscenza → essere
» quindi l’autocoscienza è il fondamento del sapere, perché è fondamento della coscienza

Dalla deduzione trascendentale kantiana alla deduzione assoluta di Fichte
» deduzione trascendentale = ragionamento con cui Kant dimostra la soggettività e insieme universalità (e
   quindi l’oggettività) delle categorie e risponde al perché e come le categorie, essendo forme soggettive
   della mente, pretendono di valere anche per gli oggetti, per una natura che non è creata dall’intelletto
» Kant risolve questi quesiti nel principio dell’io penso
» quella fichtiana è una deduzione assoluta, o metafisica che fa derivare dall’Io sia il soggetto sia l’oggetto
   del conoscere come principio assoluto indipendente dalla realtà

i tre principi sono
1.      l’io pone se stesso » tesi
                              » come libera attività autocreatrice e infinita
                              » come condizione incondizionata di se stesso e della realtà
                              » come principio primo del sapere, della conoscenza
» il principio d’identità (A=A) era stato da sempre riconosciuto come principio primo della conoscenza,
   invece Fichte afferma come ad esso preesiste un altro principio, cioè l’esistenza dell’Io
» affinché A sia formalmente uguale a se stesso, prima deve esistere A » esistenza che veniva assunta
   ipoteticamente e che Fichte giustifica da un Io che pone A
» l’esistenza di A dipende da un Io che la pone, perché senza l’identità dell’Io (Io = Io) l’identità logica
   (A = A) non è giustificata
» per questo l’Io è principio primo e universale del sapere
» che l’Io pone se stesso significa che si pone come esistente, cioè che è autocreazione
» autocreazione = intuizione intellettuale che l’io ha di se stesso
2.      l’io pone un non-io » antitesi
» l’Io non solo pone se stesso, ma oppone anche a se stesso qualcosa d’altro da sé
» non-io = qualcosa che non è l’io = oggetto, mondo, natura
» il non-io è opposto dall’Io e quindi è nell’Io perché rientra comunque nell’unità dell’Io infinito
» questo fatto deve accadere affinché sia possibile la conoscenza perché l’Io per cogliersi ha bisogno di
   qualcosa da opporre a sé per distinguere se stesso
» ripropone il rapporto soggetto-oggetto in termini di necessità: che senso avrebbe un soggetto se non
   esistesse un oggetto, un’attività senza un ostacolo, un positivo senza un negativo?
» novità assoluta = l’oggetto è contenuto nel soggetto
3.      l’Io oppone (nell’Io) all’io divisibile un non-io divisibile » sintesi
» l’io ponendo il non-io si trova limitato da esso
» ma » il non-io è limitato a sua volta dall’Io
» con questo terzo principio perveniamo alla situazione concreta del mondo: abbiamo una molteplicità di
   io finiti che hanno una corrispondente molteplicità di non-io associati, a loro volta finiti
» Fichte utilizza il termine “divisibile” per dire “finito” e “molteplice”
» sia l’io divisibile sia il non-io divisibile sono contenuti nell’Io indivisibile

Capisaldi dell’intera dottrina di Fichte
1.      esistenza di un Io infinito come libera attività creatrice e autocreatrice
2.      esistenza di un io finito limitato da un non-io = l’uomo come intelligenza o ragione
3.      esistenza di un non-io = è l’oggetto, la natura che si oppone all’io finito ma è compreso nell’Io infinito

Conseguenza » questi principi fondano la spiegazione della realtà alla luce dell’Io = deduzione idealistica
                      » nuova metafisica dello spirito e del soggetto in contrapposizione alla metafisica
                         trascendentale o dell’oggetto (quella della scolastica)

Precisazioni
1.      i tre principi non vanno interpretati in ordine cronologico bensì logico
» non intende che prima esiste l’Io, poi che esso pone un non-io finito e infine l’io finito
» dice semplicemente che esiste un io che per essere tale deve presupporre un non-io, trovandosi così ad
   esistere concretamente sottoforma di io finito
» tutto questo ragionamento è per dire che la natura non è una realtà autonoma che precede lo spirito, ma
   esiste soltanto come momento dialettico dell’Io, quindi esiste per l’Io e nell’Io insieme
2.      l’Io è finito e infinito nello stesso tempo
» l’Io è finito in quanto è delimitato dal non-io
» l’Io è infinito in quanto il non-io esiste solo come polo dialettico dell’Io, cioè per l’Io e nell’Io
3.      l’Io infinito è l’insieme degli io finiti
» come l’umanità è l’insieme di ciascun uomo
» differenza = l’Io infinito (o “assoluto” o “puro”) è eterno, mentre gli io finiti non durano nel tempo
4.      l’Io infinito è la meta ideale dell’io finito
» ciascun io finito è infinito in quanto tende ad esserlo
» l’infinito non è una “sostanza”, un’ “essenza” già data, ma un dovere, una missione
» se l’Io infinito è un Io libero di limiti, l’uomo è uno sforzo infinito verso la libertà, una lotta
   inesauribile contro il limite, quindi contro la natura esterna (le cose) e interna (istinti irrazionali)
» il compito dell’uomo è l’umanizzazione del mondo = processo per cui si prende coscienza che la
   natura è prodotta dall’io e per l’io, cioè secondo gli scopi umani, per risponde alle esigenze dell’io
» l’uomo ha una dipendenza naturale dall’infinito, è desiderio di infinito, fatto da e per l’infinito
» conseguenza » dare origine ad una natura plasmata secondo i nostri scopi
                        » dare origine ad una società di esseri liberi e razionali
NB: che cosa permette l’oggettività della realtà, se essa è prodotta dall’io? Non è vero che l’uomo produce
        consapevolmente la realtà, perché essa è prodotta dall’Io infinito

5.      la missione dell’io finito resta impossibile da realizzare
» perché » se l’io finito riuscisse a superare tutti gli ostacoli, l’Io infinito cesserebbe di esistere
              » l’uomo sarà sempre a contatto con un non-io
              » l’Io infinito, per essere tale, deve presupporre un non-io
» dal movimento della vita si passerebbe ad un concetto statico di perfezione, tipico della filosofia
   classica, mentre quello affermato da Fichte è un concetto dinamico di perfezione
» perfezione = sforzo incessante di auto perfezionamento
» scopo della vita = perfezionarsi = lottare contro il non-io per tornare in armonia con l’Io
» in questo consiste lo sforzo romantico, titanico, che non ha esito, ma che costituisce l’uomo

NB: Fichte non arriva a riflettere sulla libertà dell’uomo. Per la concezione dialettica, la libertà non esiste
        perché tutto è determinato. La concezione di libertà assume un nuovo significato, che esclude il libero
        arbitrio, ma viene affermata come autodeterminazione

La filosofia di Fichte ha successo perché esprimeva l’aspirazione generale dell’epoca
» mentre la filosofia di Kant era una filosofia del finito, e quindi più adatta all’Illuminismo

» la filosofia di Fichte si presentava come filosofia dell’infinito

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